| |
- Epoca:
XII secolo
- Conservazione:
Buona
- Apertura al pubblico:
Sì, tutto lanno. Ingresso a pagamento, gratuito
per scolaresche e ragazzi fino a 12 anni.
- Come arrivare:
A22 del Brennero uscita Rovereto Sud, quindi direzione Arco-Dro-Drena.
La
storia
Il castello di Drena sorge su unaltura che domina e sovrasta con
la sua mole imponente il piccolo abitato di Drena nella Valle di Cavedine.
Ai piedi del castello si stende il suggestivo deserto delle Marocche,
esito di un particolare fenomeno glaciale che ha portato alla formazione
di una distesa di macigni di 187 milioni di metri cubi. La sua particolare
posizione strategica, che lo rese un importante mezzo di controllo della
via di collegamento fra Trento e il lago di Garda, lo fece oggetto di
contese nel corso di tutto il periodo Medievale.
Le prime tracce di insediamento sul territorio risalgono alletà
preistorica, tanto che si è ipotizzato che alle origini del castello
vi fosse un castelliere preistorico che evolvette in fortezza medievale.
A conferma di queste ipotesi, nel 1984, in occasione dei lavori di ampliamento
della Provinciale, sono state rinvenute tracce di un abitato che risalirebbe
alletà del Bronzo.
Fra i primi proprietari di cui la storia è a conoscenza, va ricordata
la famiglia dei Sejano, il cui nome compare in un atto del 1175 che documenta
il passaggio di proprietà del castello alla famiglia degli Arco,
principale responsabile dello sviluppo della fortezza. Agli inizi del
XVIII secolo, durante la guerra di successione spagnola, fu preso e incendiato
dalle truppe franco-ispaniche al comando del generale Vendome. Da quel
momento il castello conobbe un lungo periodo di decadenza, fino ai giorni
nostri, quando il castello è stato oggetto di una grandiosa opera
di restauro curata dalla Provincia Autonoma di Trento.
Larchitettura
Il castello di Drena, nonostante le evoluzioni subite in epoca tardo medievale,
è giunto fino a noi nella forma più semplice e comune della
fortificazione: un recinto murato con torre centrale. Questa struttura
molto lineare fa pensare che il castello fu inizialmente pensato semplicemente
come un rifugio di proprietà comunitaria contro le invasioni barbariche
e non come un elemento di una difesa organizzata di proprietà feudale.
Nel XII secolo il castello, divenuto oggetto di furibonde contese che
videro protagoniste le due famiglie contrapposte dei Sejano e gli Arco,
fu oggetto di una vera e propria opera di fortificazione, i cui principali
responsabili furono presumibilmente i Sejano. Lelemento più
importante della costruzione è il mastio centrale di pietre bugnate
(costante spesso rilevabile in molte torri dei castelli trentini) la cui
altezza raggiunge i 25 metri. Il mastio presenta poche aperture: due porte
sopraelevate rispetto al suolo (una delle quali forse collegava a edifici
adibiti a residenza, ma di cui oggi non rimane traccia, due feritoie e
quattro finestre alla sommità.
Lo spalto di vetta del mastio è coronato da alti merli ghibellini
nella misura di tre per lato. La porta posta a piano terra fu realizzata
nel 1910 nel corso di alcuni lavori di restauro. Nello spessore del muro
del mastio (mt. 1,5) sono ricavati dei sedili, il che fa pensare che la
torre fosse adibita ad abitazione. La cinta è di forma poligonale
arrotondata. La muratura è liscia e in molti tratti è ancora
visibile la merlatura. Allangolo nord orientale vi è un rivellino
munito di una torretta quadrata di epoca posteriore rispetto al nucleo
originario.
Bibliografia
- F. Pontalti, Castel Drena Storia
di una collina, Trento 1986
- G.M. Tabarelli, F. Conti, I castelli del
Trentino, Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1981
- A. Cassi Ramelli, Dalle caverne ai rifugi
Blindati, trenta secolo di architettura militare. Castella n° 48,
Adda Editore, Bari, 1996
- G. Gorfer, I castelli del Trentino - Guida,
Trento 1985
Informazioni
utili su alberghi, ristoranti, servizi
Siti
consigliati
|
Da guardare
con attenzione
Le merlature traggono probabilmente la loro origine
dalle parti terminali delle travi che coronavano gli aggeri romani.
La merlatura è legata al concetto di offendere e difendersi
in modo alternato. Dietro al merlo ci si riparava, ci si poteva
riposare o si poteva osservare i movimenti del nemico. Molto spesso
chi si affacciava tra merlo e merlo trovava protezione anche grazie
ad un battente rotante in legno incernierato tra i due elementi:
la ventiera, oppure grazie ad una lucchetta, una specie di scatola
trocopiramidale con la base aperta verso il basso e ricavata anchessa
tra merlo e merlo. La parte terminale del merlo poteva avere una
sagoma diritta o bifida (tali merli sono detti rispettivamente guelfi
e ghibellini) oppure poteva essere rastremata a doppio spiovente,
ma esistono anche merli terminanti nelle forme più diverse,
non sempre legate a ragioni difensive.
Esistono anche casi di mura senza merlatura, così come nei
castelli svevi, normanni e inglesi, anche se bisogna tenere presente
che spesso questi coronamenti erano strutture provvisorie, costruite
nel momento di necessità, che poi potevano venire rimosse
o addirittura cadere. Allo stesso modo, per potenziare in maniera
provvisoria le capacità difensive e offensive di una struttura,
era in uso applicare su gattoni (mensole sporgenti sotto il piano
di ronda e davanti ai merli) dei coronamenti lignei a spioventi,
che a loro volta venivano molto spesso ricoperti con pelli fresche
per neutralizzare le frecce incendiarie del nemico. Anche le merlature
subirono una certa evoluzione, tanto che si possono trovare merlature
contenute a filo del muro esterno, merlature intermedie, costruite
cioè a filo di muro con la caditoia inclinata ricavata nello
spessore del muro sottostante e merlature costruite in aggetto,
ormai apparati a sporgere.
|
|

Il castello prima del recente restauro.

Il mastio prima del recente restauro.

Il mastio: visibile la possente merlatura.
|