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- Epoca:
secolo XII-XVI
- Conservazione:
Ottima
- Apertura al pubblico:
Sì
- Come arrivare:
Raggiungere Campobasso, quindi statale 517 in direzione Foggia,
uscire allo svincolo per Gambatesa.
La
storia
La nascita del feudo di Gambatesa e probabilmente del castello, va fatta
risalire allepoca dellinvasione longobarda. Notizie più
precise si hanno a partire dalla metà del X secolo, quando si assistette
ad un importante e documentato fenomeno di incastellamento. Nel 967, infatti,
Pandolfo I Capo di Ferro, principe di Capua e di Benevento, concesse ai
monaci di San Vincenzo al Volturno la facoltà di erigere castelli
a difesa del territorio. Questa politica è ben comprensibile se
si pensa che proprio Pandolfo, il più potente principe del Mezzogiorno,
era diventato uno dei vassalli più fidati di Ottone I che, dopo
essersi impadronito del regno dItalia e aver ridotto il papato a
suo vassallo, sognava di dare al regno unità politica abbattendo
il dominio bizantino e sottomettendo i ducati longobardi. In seguito il
feudo si trova citato nel Catalogus Baronum, un registro che elenca le
terre concesse ai feudatari normanni a partire dalla seconda metà
del XII secolo. Ma è dal XIII secolo, con Riccardo da Gambatesa
o di Gambatesa, condottiero al servizio del re di Napoli, Roberto dAngiò,
che il feudo assume maggiore importanza. Grazie ai suoi meriti militari
Riccardo ottenne feudi e riconoscimenti e, non avendo figli maschi, riuscì
a far ereditare al nipote Riccardello, nato dal matrimonio della figlia
con un Monforte, anche il cognome Gambatesa, dando il via alla casata
dei Monforte-Gambatesa. Con lavvento degli Aragonesi, il feudo passò
ad Andrea di Capua, duca di Termoli. In questo periodo il castello subì
profonde modifiche, trasformandosi in una splendida residenza fortificata,
in linea con il clima rinascimentale, come testimonia lo splendido ciclo
di affreschi che ornano il piano nobile del palazzo.
Negli anni 70 il castello fu venduto al Ministero per i Beni Culturali
e restaurato dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici del Molise.
Larchitettura
Il castello, in posizione privilegiata a dominio della valle del Tappino,
sorge nel centro storico di Gambatesa.
La struttura, che da fortilizio fu trasformata in dimora principesca,
mostra ancora bene entrambe le sue funzioni: da una parte, infatti, la
forma quadrata, il basamento a scarpa e le due torri quadrangolari poste
agli angoli di Nord-Est denunciano la sua funzione squisitamente difensiva,
dallaltra, invece, il portale bugnato, le finestre e i balconcini
aperti sulle mura a scarpa e la loggetta con tre archi a tutto sesto che
si apre sulla facciata nord-occidentale, appartengono alla fase rinascimentale.
Sempre nei primi anni del XVI secolo la struttura venne ampliata con la
costruzione sul lato prospiciente la piazza di un nuovo corpo di fabbrica
che venne ad innestarsi sulla vecchia struttura allineandosi, a sinistra,
con la torre angolare di epoca medievale. Sui muri perimetrali del terrazzo
è stata ricostruita una merlatura guelfa
Il castello si sviluppa su quattro livelli, il più importante dei
quali è il secondo, il piano nobile, caratterizzato da splendidi
affreschi cinquecenteschi di scuola manierista commissionati dallallora
feudatario, Vincenzo I di Capua dAltavilla, a Donato da Copertino
o Decumbertino. Di questo pittore, che con la scritta posta su una porta
interna Donatus omnia elabravit ha firmato lintero ciclo
di affreschi, non si conoscono altre opere.
Bibliografia
- AF. Valente, Il castello di Gambatesa: storia, arte, architettura,
Ed. Enne, Ferrazzano, 2003
- O. Perrella, G.Cavaliere, Molise Castelli, Palladino Ed., Campobasso,
2006
Informazioni
utili su alberghi, ristoranti, servizi
- Associazione Turistica Pro Gambatesa, tel. 0874719576
Siti
consigliati
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Il ciclo
di affreschi del castello di Gambatesa
Il ciclo di affreschi del castello di Gambatesa, eseguite
da Donato Decumbertino, è considerato tra le pitture cinquecentesche
dal carattere mitologico più importanti del Regno di Napoli.
Donato si esibì in un repertorio talmente vasto di figurazioni
e di richiami alle Metamorfosi di Ovidio da determinare una condizione
di totale assoggettamento del visitatore alle sue costruzioni visionarie.
Dal ratto di Europa a scene di battaglie, dai paesaggi ispirati
ai resti monumentali della Roma antica (si riconoscono i Fori Imperiali,
il Colosseo, i ruderi della campagna romana) alle rappresentazioni
delle Virtù, dalle costruzioni in trompe l'oeil di una falsa
libreria ai richiami di decorazioni egiziane, dai medaglioni con
i busti di Traiano e Domiziano alle cornucopie che cacciano fiori,
dalle cariatidi che reggono immaginarie architetture alle decorazioni
vegetali intrecciate a falsi pergolati, tutto contribuisce a creare
un mondo fantastico che avvince senza soluzione di continuità.
Misteriosa è la rappresentazione dellArcadia che in
qualche modo riconduce il ciclo pittorico al clima culturale della
Napoli di inizio secolo caratterizzata dalla presenza di Iacopo
Sannazzaro, frequentatore dei salotti della famiglia di Capua.
Donato si firma almeno tre volte sulle pitture e non sempre allo
stesso modo. L'epigrafe più significativa la troviamo nella
cosiddetta sala delle maschere dove afferma con chiarezza che fu
lui ad eseguire (o perlomeno a concludere) l'opera il 10 agosto
1550: IO . DONATO . PINTORE DECUMBERTINO . PINSI A . DIE . MENSI
. X . AGUSTI . NELL'ANNO DEL CINQUANTA.
Poi, nella sala delle Virtù, sotto il busto di Domiziano
conferma che DONATUS O.NIA ELABORAVIT.
Più avanti, nella sala della Virtù, la complicata
sovrapposizione di due epigrafi (una sorta di palinsesto) avverte
chiunque entri in quell'ambiente che VICENCIUS . PRIMUS DUX . TERMULA
R . DO.NUS CAPUAE . IL . LIBERATOR è il committente delle
pitture. All'epigrafe è poi sottoposta un'altra che si confonde
con la prima, ma che dice chiaramente: IO DO. PINTORE DECUBERTINO.
Un'altra scritta, infine, sottostante la precedente dice in un latino
approssimativo: DONATUS MINIMUs DISCIPULORum PINSIT.
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Facciata principale e ingresso al castello.

Particolare dellingresso con portale
bugnato.

Particolare del ciclo degli affreschi di
Donato Decumbertino, busto marmoreo.

Particolare del ciclo degli affreschi di
Donato Decumbertino, La Carità.
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