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- Epoca:
secolo XII
- Conservazione:
discreta
- Apertura al pubblico:
occasionale (festività di S. Alessandro, 26 agosto)
- Come arrivare:
Raggiungere Isernia e seguire per la statale Trignina direzione
Vasto.
La
storia
È opinione ormai consolidata che il castello sia sorto su un originario
sito fortificato sannitico, seppur documenti certi darchivio evidenziano
una presenza fortilizia solo dallepoca di Alboino, intorno al 573
d.C. Alcuni storici ritengono invece che la costruzione sia posteriore
alla suddetta datazione, e cioè risalente allepoca di Carlo
Magno (810 c.a.) o a quella di Corrado il Salico (1024).
Alcune testimonianze riferiscono che con la discesa di Federico II il
territorio di Pescolanciano era governato da un feudatario, Ruggero di
Peschio-Langiano, che ricevette ordine dallo Svevo di rimuovere i Caldora
di Carpinone, smantellando il loro castello e di assediare Isernia e quei
feudi ostili a re Federico. Tale spedizione fu di sicuro organizzata nel
fortilizio allora esistente e da esso prese le mosse nel 1224. Il feudo,
confinante col vicino borgo di S.Maria dei Vignali, abbandonato dopo il
terremoto del 1456, era attraversato da un importante nodo di comunicazione,
che collegava le alte località dellAppennino centrale abruzzese
con quelle costiere del Tavoliere di Puglia.
Il castello di Pescolanciano, arroccato su uno sperone di roccia ai piedi
del monte Totila, sotto il quale si sviluppò il borgo medioevale
con le sue mura perimetrali con accessi allabitato tuttora visibili,
assolse a questi compiti di difesa e ospitalità sia sotto i feudatari
Carafa che sotto gli Eboli sin dal XIII secolo. Queste secolari funzioni
del borgo e del suo maniero ricevettero nuovo impulso con
lavvento di nuovi feudatari. Il feudo di Vignali e Pescolanciano
fu tra il 1576 e il 1579 alienato da Andrea dEboli o sua nipote
Aurelia a Rita Baldassarre, moglie di Giovanni Francesco dAlessandro,
dellillustre Casato napoletano del Sedil di Porto che conta tra
i suoi ascendenti un Templare Guidone, crociato in Palestina nel 1187,
valenti ambasciatori del Regno Angioino e Aragonese, nonché lillustre
giurisperito-umanista del XV secolo, Alessandro dAlessandro, discepolo
del Fidelfo ed autore dei Dies Geniales. La baronia di Pescolangiano
con i suoi feudi rustici limitrofi divenne ducato nel 1654 sotto il sesto
barone Fabio Jr.(1628-1676) di Agapito (1595-1655). A questo personaggio
si fanno risalire i primi lavori di abbellimento, ampliamento e di consolidamento
della struttura fortilizia, che fino ad allora doveva essere stata composta
da una torre mastio ed una cilindrica, nonché da un corpo a bastione
merlato a scarpa. Al citato personaggio e suo padre si attribuiscono
una serie di interventi di modifica delloriginaria configurazione
del castello. Lingresso, in principio presso la torre mastio lato
nord-est, al quale si accedeva probabilmente utilizzando scala retrattile,
venne chiuso e riaperto con ponte levatoio, finito nel 1691. Il cortile
esterno, precedentemente a gradoni rocciosi, fu fatto spianare in questo
periodo e sempre a tale periodo risalgono le costruzioni dette pertinenze,
tra cui la guardiola con il suo balcone seicentesco arabescato.
Fu anche costruita una chiesetta gentilizia al centro del fortilizio,
i cui lavori di arricchimento con marmi intarsiati, decorazioni a stucco
e dipinti vennero ultimati nel 1628. Il luogo sacro, per volere del duca
Fabio Jr., ospitò dal 1673 alcune reliquie del corpo del martire
cristiano S.Alessandro di Bergamo, pervenute da Roma con bolla papale
e celebrate con antico rituale.
Larchitettura
Il palazzo-castello, nellattuale forma pentagonale, sorge sullo
sperone di roccia che domina la valle del paese di Pescolanciano (IS).
La struttura originaria cinquecentesca si presentava, allarrivo
della baronia dei dAlessandro, formata da vari corpi fortilizi disgiunti,
con una chiesetta ed una torre cilindrica, nonché un fortilizio
merlato, cinti da mura. I lavori di ampliamento ed accorpamento del XVII
e XVIII secolo, eseguiti dai dAlessandro, dettero al fortilizio
una conformazione più definitiva di maniero posto a difesa del
territorio e difficilmente espugnabile, viste le sue finestre a bocca
di fuoco (ancora oggi visibili sul lato scarpata e camminamento) e il
ponte levatoio o la pietraia a difesa dellentrata principale. La
seicentesca guardiola con le rispettive pertinenze dei magazzini e scuderia
furono realizzate insieme allo spianamento e formazione del cortile principale.
Loriginaria chiesetta rimase in piedi ed attiva fino allepoca
del terremoto, allorquando con i marmi settecenteschi fu ricomposta poi
nella piccola cappella esistente nella struttura fortilizia, già
dalla data del 1628 (come da portale dingresso in marmo), per accogliere
alcune reliquie del Santo Martire Alessandro (patrono di Brescia) venerate
con antico culto religioso di tradizione templare. Il citato sisma ottocentesco
fece crollare anche la parte antistante il ponte levatoio, la quale fu
ricostruita nel 1849, trasformando così il castello in dimora gentilizia.
Le recenti acquisizioni di taluni appartamenti di proprietà della
famiglia dAlessandro da parte della Provincia dIsernia e Regione
Molise hanno dato corso ad un piano di lavori finalizzati ad un auspicabile
recupero strutturale dellintero immobile, nel rispetto dei principi
del restauro conservativo e delle originarie funzionalità degli
ambienti interessati, onde garantire al sito monumentale un degno flusso
di visitatori.
Bibliografia
- AA VV, Madonne Santi e Pastori, a
cura di M.Gioielli, Palladino Ed., Campobasso, 2000
- AA VV, Cavalli e Cavalieri, a cura
di N.Mastronardi, Palladino Ed., Campobasso, 2002
- AA VV , Il trionfo delle messi storia e
tradizioni di Pescolanciano, a cura di M.Gioielli, Palladino
Ed.,Campobasso, 2005
- E. dAlessandro, I dAlessandro
di Pescolanciano memorie genealogiche sul Casato napoletano e notizie
sul castello e feudi molisani, Quaderni Pescolancianesi, Firenze
2005
- O. Perrella, G. Cavaliere, Molise Castelli,
Palladino Ed., Campobasso, 2006
Informazioni
utili su alberghi, ristoranti, servizi
- Pensione Ristorante Cona, tel. 0865832241
- Ristorante Il Castello, tel. 0865832510
Siti
consigliati
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La Casata
dei dAlessandro
Il feudo di Pescolanciano acquisì sotto i dAlessandro
unimportanza maggiore sia per laccresciuta economia
agricolo-pastorale sia, per il suo ruolo di sede centrale delle
varie circostanti terre acquisite ed amministrate dal Casato, quali
Castiglione, Carovilli, Civitanova del Sannio, Sprondasino, Civitavetere.
In detto territorio, intorno al 1645, fu avviata ad opera del barone
Giovanni (1574-1654), zio di Fabio, unattività di allevamento
di cavalli saltatori, razza selezionata per soddisfare
particolari richieste di illustri cavalieri del Regno di Napoli,
segnando linizio di una tradizione ippica-cavalleresca proseguita
fino al XIX secolo.
Questa attività gestita dalla famiglia divenne poi anche
materia di trattati poetici-letterari sotto il terzo duca Gio.Giuseppe
dAlessandro(1656-1715). All inizio del XVIII secolo
detto personaggio abbandonò la vita sociale e politica della
città di Napoli, ove risiedeva, per dedicarsi alla nutrita
passione letteraria ed a quella equestre. Dallunione di tecnica
ed arte poetica, colorata di assiomi esoterici, scaturì linsigne
trattato Pietra di Paragone dei Cavalieri, edita in
prima edizione nel 1711 da D.Parrino. A questo personaggio accademico,
legato alla corrente poetica del Marini, si attribuiscono i componimenti
poetici successivi, quali Selva Poetica del 1713 ed
Arpa Morale del 1714. Lindole artistico-poetica
del duca lo spinse a collezionare negli appartamenti di questa dimora
molisana una ricca ed interessante pinacoteca di opere pittoriche
(209 quadri risultano elencati nellinventario del 1715, a
soggetto religioso, nature morte, battaglie etc.) di famosi autori,
quali Caravaggio, Brughel, Fracanzano, Pesce. Il castello divenne,
quindi, riferimento culturale di vari personaggi accademici amici
del dAlessandro e continuò ad esserlo con il figlio
Ettore (1694-1741), che fece ristampare nel 1723 lopera del
padre Pietra di Paragone, ampliata con ulteriori scritti
e tavole illustrative, tra le quali varie figure di fisionomie tratte
dal libro di Giambattista della Porta. Il duca Ettore ospitò,
durante lesilio forzato in Pescolanciano per sfuggire allostile
occupazione asburgica (1707-1734), diversi intellettuali oppositori
austriaci. Tra questi, il gentiluomo cosentino Pirro Schettini ed
il poeta Galeazzo di Tarsia. La dimora fortilizia dei dAlessandro
riscosse ulteriore fama e riconoscimenti allepoca dellintraprendente
iniziativa di produzione di raffinati manufatti in ceramica ad opera
del sesto duca Pasquale Maria dAlessandro(1756-1816). Tra
il 1780 ed il 1795 la piccola fabbrica di ceramiche, collocata nelle
pertinenze del castello, sfornò prodotti di varie tipologie
e materiali (piatti, vasellame, teiere, zuppiere, nonché
busti e soggetti neoclassici in biscuit), tanto da poter competere
con la regia fabbrica di Capodimonte in Napoli. Maestranze napoletane
e venete vi prestarono servizio con proprie rispettive esperienze
e professionalità. Una tale audace attività imprenditoriale,
rivoluzionaria per la provincia molisana e per la secolare economia
feudale del Casato, necessitò di sostegni governativi che,
però venendo a mancare, ne segnarono la fine.
Dopo un periodo di crisi economica e di impegni finanziari assolti
dalla famiglia per restaurare il palazzo gentilizio di via Nardones
in Napoli, gravemente danneggiato da un incendio nel 1798, ed il
diruto castello, sconquassato dal terremoto del 1805, con gravi
danni e perdite di documenti ed oggetti dellepoca, il sito
culturale di Pescolanciano tornò a nuova luce
sotto la guida dellottavo duca Giovanni Maria dAlessandro
(1824-1910). Gentiluomo di camera di Sua Maestà Ferdinando
II, per la sua sentita passione archeologica fu scelto dalla Corte
napoletana per dare ospitalità, tra il 1846-47, allo storico
tedesco ed archeologo (poi premio Nobel nel 1902) Teodoro Mommsen,
durante la visita agli scavi di Pietrabbondante. Il duca seguì
con grande impegno ed interesse questi lavori di recupero di resti
monumentali sannitici, tanto da esserne nominato Sovrintendente
Regio. Questa passione per le cose antiche incoraggiò
Giovanni Maria nellopera di completamento dei lavori di restauro
del castello in Pescolanciano. Tali interventi si conclusero nel
1849 con sostanziali modifiche di alcune facciate ed ambienti interni,
tanto da trasformare lantica struttura fortificata nellattuale
residenza gentilizia. La ben nota fedeltà del duca Giovanni
alla dinastia borbonica, portò il Casato ad estraniarsi dalla
vita politica-sociale del nascente Regno dItalia, a tal punto
da far passare inosservata alla nuova compagine accademica lattività
poetica svolta dal di lui figlio Alessandro dAlessandro(1862-1943).
Infine, il nipote Mario(1883-1963) figlio di Nicola M.III fu fin
dallinfanzia provetto ed appassionato cavallerizzo e intraprese
sin dalla giovane età una esclusiva collezione di carrozze
e finimenti, che donò nel 1962 al museo civico di Villa Pignatelli
in Napoli, in pieno accordo con il mecenatismo dei suoi antenati.
Nel rispetto di questa tradizione culturale e sociale è stato
fondato nel 1996 il Centro Studi dAlessandro, con il fine
di valorizzare il maniero di Pescolanciano nonché le aree
monumentali regionali, così come la storia locale e quelle
tradizioni socio-religiose molisane ormai in via di estinzione.
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Panorama del paese di Pescolanciano (IS).

Il castello visto da lontano, in evidenza
il loggiato.

Il castello dallalto.

Suggestiva immagine del castello innevato.

Il castello visto dal lato cortile.

Particolare dei camminamenti.
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