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- Epoca:
XVI-XIX secolo
- Conservazione:
Discreta
- Apertura al pubblico:
Tutti i giorni dalle 9,30 alle 12,30 e dalle 15,30 alle 18,00
- Come arrivare:
A3, uscita Scilla; da Reggio Calabria dista circa 23 chilometri
La
storia
Completamente isolato, il castello Ruffo di Calabria, universalmente noto
con il nome di castello di Scilla, è situato su uno sperone di
promontorio allimbocco dello Stretto di Messina, in posizione dominante
sia verso la costa che verso la città.
Da fonti storiche risulta che il sito fu utilizzato come postazione strategica
già dagli Etruschi (VII secolo a.C), per divenire poi oggetto di
opere di fortificazione durante il periodo magnogreco quando, come riferisce
Strabone, venne munito di strutture difensive da Anassila, tiranno di
Reggio, in seguito ampliate nel periodo romano. Le prime strutture murarie
rintracciate dagli scavi risalgono allimpianto del monastero di
San Pancrazio, edificato intorno alla metà del IX secolo dai Padri
Basiliani per difendersi dalle incursioni dei Saraceni provenienti dalla
Sicilia.
Nel 1060 Scilla fu conquistata da Roberto il Guiscardo, che attestò
sulla rocca un presidio militare.
Nel XIII secolo il castello fu ulteriormente fortificato da Carlo dAngiò
e nel 1469 fu concesso da Ferrante I a un cavaliere vicino alla corte
aragonese, Gutierre De Nava, che fece eseguire nuovi interventi di ampliamento
e di restauro.
Nel 1533 il castello fu acquistato da Paolo Ruffo che restaurò
anche il palazzo baronale annesso; nel 1578 i Ruffo ottennero il titolo
di principe.
Il 5 febbraio 1783 fu danneggiato da un forte sisma e nel 1810 fu restaurato;
subì gravi danni anche dal terremoto del 1908.
Dal 1808 il castello è di proprietà demaniale dello Stato
Negli anni 1970-1980 è stato adibito a Ostello della Gioventù
e recentemente è stato nuovamente restaurato ed è un importante
centro culturale (Centro regionale per il recupero dei centri storici
calabresi) e sede di mostre e convegni.
Larchitettura
La struttura sorge su un promontorio roccioso che divide le due marine,
Maria Grande e Chianolea, e presenta una pianta irregolare con edifici
di diverse epoche (tra cui anche il faro), ma che nel suo complesso conserva
ancora la configurazione del forte, con cortine, torrioni e feritoie.
Attraverso un ponte si accede alla fabbrica il cui accesso principale
è costituito da un portale in pietra con arco a sesto acuto sormontato
dallo stemma nobiliare dei Ruffo e da una lapide che ne ricorda il restauro
cinquecentesco. Quindi, attraverso un androne a volta ribassata, si accede
ad un cortile, dove uno scalone esterno conduce allingresso della
residenza baronale.
Poiché il castello era di proprietà di una delle più
ricche e importanti casate del regno, è dotato di ampi e bei saloni,
un tempo sede di una collezione di quadri voluta da Tiberio Ruffo e di
una armeria.
Bibliografia
- R.Carafa, A.Calderazzi (vol.I) I. Principe (vol II) (a cura
di), La Calabria fortificata, Vibo
Valentia, 1999
- G. Caridi, La Spada, la Seta, la Croce:
i Ruffo di Calabria dal XIII al XIX secolo, Società Editrice
Internazionale, Torino, 1995
- V. Faglia, Tipologia delle torri costiere
di avvistamento e segnalazione in Calabria Citra in Calabria Ultra dal
XII secolo, Istituto Italiano dei Castelli, Roma, 1984
- M. Fiorillo, Il Castello Ruffo di Scilla:da
monastero-fortezza a residenza feudale a fortezza militare, Gangemi,
Roma, 2004
- G. Minasi, Notizie storiche della città
di Scilla, Lanciano e Dordia Ed., Napoli, 1889
Informazioni
utili su alberghi, ristoranti, servizi
- Comune di Scilla, Ufficio di informazione e di accoglienza turistica,
Via Panoramica, tel. 0965754266
Siti
consigliati
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Da guardare
con attenzione
Limportanza mitologica e la sua naturale bellezza,
hanno fatto di Scilla una località cantata e celebrata da
poeti e scrittori greci, latini, moderni e contemporanei. Tra di
loro possiamo ricordare, primo fra tutti, Omero, Tucidide, Plinio,
Polibio, Virgilio e tanti altri.
Lo stesso toponimo della località è legato al mito
della bella e sfortunata ninfa Scilla, figlia della ninfa Crateide
e di Forbante o, secondo altre versioni, di Ecate e del dio Forco.
Di lei si era innamorato il dio marino Glauco, che, presentatosi
alla bella fanciulla intenta a bagnarsi nelle acque del Tirreno,
era stato rifiutato per il suo aspetto metà umano e metà
pesce. Glauco, però, non si perse damino, e si recò
allisola Eea, dalla maga Circe, chiedendole un sortilegio
per poter conquistare Scilla. La maga consigliò Glauco di
lasciar perdere Scilla e gli offrì in cambio il suo amore,
che il giovane rifiutò prontamente.
La maga Circe decise allora di vendicarsi. Loccasione propizia
le capitò quando lo stesso Giove in persona, anche lui innamoratosi
di Scilla inutilmente, le chiese un incantesimo per conquistare
la ragazza: Circe preparò un filtro magico e con questo avvelenò
le acque dove la giovane era solita fare il bagno. Non appena si
immerse in acqua, Scilla fu vittima di una terribile metamorfosi:
la parte superiore del corpo non mutò, ma dal suo inguine
si formarono sei teste orrende di cani feroci dotate di fauci con
tre file di denti aguzzi, e di queste orrende bestie non poté
più liberarsi.
La povera fanciulla, disperata, andò a nascondersi presso
una scogliera allimbocco dello stretto di Messina, di fronte
al tristemente noto gorgo di Cariddi, e da lì seminò
il terrore tra i naviganti, carpendoli con i sei lunghi colli canini
e divorandoli con le sei bocche fameliche.
Lunico che non ebbe terrore a inoltrarsi in quelle acque e
che non si inorridì dellaspetto di Scilla fu il pesce-spada,
che ogni anno tornava per corteggiarla. Secondo la leggenda ciò
spiegherebbe labbondanza di questo pesce nello Stretto.
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