Glossario dei termini
relativi all’architettura fortificata

a cura di Flavio Conti

 
 

A

abbattuta: ostacolo costituito da alberi rovesciati per intralciare la marcia del nemico. Era costituita di solito da varie file successive staccate l’una dall’altra, per evitare che un incendio appiccato alla prima potesse distruggere l’intero apprestamento. In alcuni casi, per dare maggiore consistenza all’ostacolo, i tronchi degli alberi venivano legati tra di loro.

accampamento: apprestamento a carattere provvisorio per la sosta dei reparti. Nonostante la sua provvisorietà, era generalmente protetto da specifici accorgimenti di sicurezza e di difesa (v. àggere).

accantonamento: apprestamento a carattere semipermanente per riparare reparti in sosta.

acquartieramento: apprestamento a carattere permanente per l’alloggiamento delle truppe.

affusto: sostegno di vario tipo per una bocca da fuoco (v.). A seconda del loro impiego, gli affusti si dividono in mobili o fissi; ognuna delle due categorie si suddivide poi in varie sottocategorie: a. d’assedio, da piazza, da costa, da campagna, e così via.

àggere: rialzo in terra, muratura o pietrame eretto a difesa degli accampamenti, tipico della tradizione fortificatoria romana.

aggetto: termine architettonico per indicare genericamente una sporgenza rispetto alla linea (o filo) di un muro. Nelle fortificazioni tardomedievali è caratteristica la merlatura in aggetto (apparato a sporgere), che dà la massima efficacia alla difesa piombante (v.).

altaleno: antica macchina d’assalto a bilanciere, con la quale si lanciavano al di là delle mura di una fortezza grossi proiettili, e persino soldati (v. tollenone).

andirivieni: particolare tracciato adottato per le strade coperte o a cielo aperto di una fortificazione bastionata e che permetteva di aumentare il tracciato da tenere sotto tiro.

andito d’accesso (androne): spazio coperto, generalmente sorvegliato da una torre, situato immediatamente all’interno del portone d’ingresso o del ponte levatoio di una porta fortificata.

angolo di gola: parametro fondamentale per la progettazione e descrizione di un’architettura bastionata. È l’angolo formato dal prolungamento ideale delle due cortine poste alla base di un bastione.

angolo morto: zona posta dietro un ostacolo, e quindi defilata rispetto a qualsiasi proiettile.

antemurale: fortificazione leggera, costruita con materiali diversi (muratura, abbattute, terra) e con mezzi di vario tipo e posta davanti a una linea di difesa, così da costituire il primo ostacolo incontrato dall’assalitore.

antifosso: fosso antistante il fossato principale, così da raddoppiarne l’efficacia difensiva.

apparato a sporgere: sistema difensivo entrato in uso nel tardo medioevo e consistente nel far sporgere il cammino di ronda in aggetto rispetto alla cortina sottostante, così da permettere la difesa piombante (v.). Restò in uso nel nostro Paese sino alla fine del Quattrocento.

antiporta: protezione esterna anteposta a un ingresso. È un accorgimento adottato per difendere ulteriormente la porta di una fortificazione smorzando il primo impeto dell’assalitore.

arcata di aggettatura: merlatura o camminamento di ronda in aggetto che poggia non su una semplice mensolatura, ma su una successione di archi.

archetto: elemento architettonico, usato per collegare le mensole della merlatura in aggetto, ma utilizzato anche talvolta per sostenere direttamente l’aggettatura del cammino di ronda.

archibugiera: feritoia (v.) che consentiva il tiro con l’archibugio.

archibugio: da “arco” e “buso” = “arcobucato”; fu la prima artiglieria di piccolo calibro. Fuso inizialmente in bronzo, poi in ferro, venne usato come arma per la difesa ravvicinata, per divenire poi con il tempo un’arma portatile. Vi furono a. a corda, a fucile, a fuoco, a ruota, a braccia, da muro, da porta, a canna liscia e a canna rigata, secondo il sistema di sparo adottato o secondo le loro caratteristiche di impiego.

architettura fortificata (o architettura militare): particolare branca dell’architettura, che comprende tutte le costruzioni in cui sono presenti accorgimenti per scopo difensivo.

arciera: feritoia verticale per consentire il tiro con l’arco.

arco: antico strumento militare, atto a scagliare frecce. Consisteva in un pezzo di legno (più raramente in elementi compositi di metallo o di corno) che, curvato a forza tramite una corda fissata alle due estremità, poteva, ritornando rapidamente e violentemente alle condizioni iniziali, scagliare una freccia incoccata alla corda.

ariete: antico strumento d’urto costituito da una grossa trave con testa rinforzata, usato per sfondare portali o per sbrecciare muri. Prendeva anche il nome di montone o di gatto (dizione adottata in particolare per indicare una trave montata a bilanciere su una incastellatura o arieti con elementi scorrenti su rulli a cannocchiale entro un castello mobile).

arma bianca: strumento atto ad offendere che sfrutta la sola forza fisica del combattente. Può essere da taglio (una sciabola per esempio) o da punta (pugnale, baionetta, picca). Fino all’avvento delle armi da fuoco fu il principale tipo di arma usata sui campi di battaglia.

arma da fuoco: strumento di offesa che sfrutta la velocità di espansione dei gas prodotti dalla combustione della polvere da sparo. Questa innovazione, comparsa sporadicamente sui campi di battaglia a partire dal XIV secolo e affermatasi in quello successivo, ha rivoluzionato l’arte militare, poiché è in grado di lanciare proiettili a notevole distanza, arrecando al nemico danni considerevoli, molto superiori a quelli generalmente procurati dalle armi bianche. Le armi da fuoco si dividono in armi portatili e artiglierie.

armeria: deposito di armi, per solito nei sotterranei del castello.

arpa: ponte volante con cui si scavalcavano o si assaltavano mura e torri.

arpione: applicato all’estremità di una corda, costituiva un usatissimo espediente di lancio per la scalata individuale di torri o muraglie.

arsenale: officina nelle quali si apprestano navi, ma anche artiglierie o altre armi.

artiglieria: definizione che comprende tutte le armi da fuoco non portatili (chiamate anche bocche da fuoco). Le artiglierie si classificano secondo il calibro (nome che indicava un tempo il peso della palla sparata, e oggi il diametro in millimetri della bocca da fuoco): piccolo (fino a 100 mm), medio (fino a 210 mm), grosso (oltre 210 mm). Un’altra classificazione utilizza come parametro la lunghezza dell’“anima” della canna, misurata in calibri. Abbiamo così: mortai (lunghezza inferiore a 12 calibri), obici (da 12 a 23 calibri), cannoni (oltre 23 calibri). Alla lunghezza dell’anima è legato il tipo di tiro (v.): rispettivamente, molto curvo, curvo o teso. Dall’insieme di queste caratteristiche dipende il diverso impiego (offensivo o difensivo) delle varie bocche da fuoco.

assedio: azione militare di attacco a oltranza contro un nemico riparatosi entro una fortificazione (castello, città, linea di difesa).

attacco a parallele: sistema di attacco contro difese bastionate, ideato nel XVII secolo dal maresciallo francese Vauban e consistente nello spingere contro le difese nemiche linee successive di trincee, che consentono all’assalitore di arrivare a ridosso della fortificazione stando al coperto.

avamposto: termine tattico militare impiegato, in architettura, per indicare un edificio costruito davanti ad una linea difensiva. In antico, si riferiva a torri di avvistamento e segnalazione. (v. caposaldo).


B

balestra: strumento offensivo con cui si lanciavano saette o quadrelle, sfruttando la forza di un arco di acciaio collocato trasversalmente su un fusto di legno sagomato (teniere). Ne esistevano vari tipi, differenziati secondo il sistema di caricamento (a staffa, a tornio ) o secondo il tipo di proiettili che lanciavano (a bolzone, a noce).

balestriera: feritoia orizzontale che consentiva l’impiego della balestra.

balestrone: grossa balestra che si caricava con particolari e ingombranti congegni. Per questo motivo era impiegata, per solito, nella difesa.

balista: antica macchina da guerra con cui si lanciavano dardi a grande distanza e con notevole potenza di penetrazione.

balistica: la scienza che studia il movimento dei proiettili.

ballatoio: corridoio aperto, generalmente a sbalzo su mensole di pietra o di legno, molto usato nell’architettura fortificata, dapprima solo a scopi funzionali, poi anche con intenti decorativi.

ballotta: tipo di proiettile che veniva lanciato con la balestra.

baluardo: apprestamento difensivo in muratura, a forma pentagonale o a cuore, che sostituì le torri angolari come risposta alla comparsa sui campi di battaglia delle armi da fuoco e delle artiglierie a polvere. Nel linguaggio corrente è sinonimo di bastione (v.), termine che ha finito per prevalere, ma che in origine designava una costruzione in terra e non in muratura.

barbacane: costruzione avanzata, spesso staccata dalle mura, destinata a difenderne le basi; il termine è spesso usato come sinonimo di rivellino (v.), cioè di opera avanzata posta a proteggere i varchi e le porte della cinta muraria.

barbetta: massiccio terrapieno su cui venivano installati, a cielo aperto, bocche da fuoco adibite, in genere, al tiro frontale (artiglieria in barbetta). Il nome derivò dal fatto che la fiammata delle artiglierie “faceva la barba” allo spalto antistante.

bassa corte (o piazza d’armi): recinto fortificato, alle volte anche di notevole estensione, annesso al castello vero e proprio e al cui interno erano sistemati alloggiamenti, scuderie, magazzini, ricoveri di fortuna. Serviva soprattutto, in caso di pericolo, come rifugio della popolazione delle terre circostanti. Quando tale recinto è riservato solamente a funzioni militari viene indicato come piazza d’armi.

bastia o bastita o bastida: caposaldo avanzato, a carattere semipermanente, o addirittura mobile, diffuso in Italia dai Francesi nel corso del XIII secolo. Era utilizzato per fortificare luoghi sui quali non era possibile o conveniente costruire una fortificazione stabile, oppure per cingere d’assedio una città: in questo caso si allestivano tante bastide quante ne occorrevano per riparare tutti gli assedianti. Il nome è poi rimasto a numerose località.

bastionatura: sistema difensivo basato sulle mura bastionate (v. bastione e fronte bastionato).

bastione: apprestamento difensivo adottato in conseguenza dell’avvento delle artiglierie a polvere, per rafforzare il punto d’incontro di due cortine e, al tempo stesso, per consentire un’efficace difesa fiancheggiante. Di norma era costituito da un vasto terrapieno rivestito in muratura, a pianta pentagonale (due facce, due fianchi, una gola), in asse con la bisettrice dell’angolo formato da due cortine angolate e adiacenti (v. capitale).

batteria: insieme organico di più pezzi di artiglieria.

battifolle: caposaldo mobile sul tipo della bastia (v.) posto a guardia di punti di passaggio obbligato.

battifredo, battifreddo, o belfredo: anticamente, torre di vedetta in legno, con campana per dare l’allarme. Più tardi, torre mobile per assedio, talvolta munita di ariete oscillante (v. elepoli).

battiponte: estremità rafforzata del ponte fisso, in muratura o in legno, su cui andava ad appoggiarsi (cioè a battere) l’estremità del ponte levatoio.

beccatello: mensola sostenente il parapetto del cammino di ronda quando esso era in aggetto, come divenne d’uso alla fine del medioevo nei castelli di architettura più evoluta (il cosiddetto apparato a sporgere). Non di rado nel beccatello si ricercarono effetti decorativi usando materiale diverso da quello delle cortine, in particolare la pietra lavorata: tipico il beccatello in pietra a triplice mensola.

bertesca: opera leggera in legno o in muratura, sporgente dal filo delle mura, nei punti di maggiore impegno difensivo; oltre a un più facile avvistamento, permetteva una più concentrata difesa piombante. Piccole bertesche munite di feritoie erano spesso utilizzate come guardiole o garitte negli angoli di torri o edifici per consentire anche una buona difesa fiancheggiante.

bicocca: piccola rocca od opera difensiva avanzata, destinata all’avvistamento. In passato ebbe anche significato dispregiativo, nato dall’essere di solito una fortificazione leggera o addirittura improvvisata alla bell’e meglio, poco adatta a una difesa prolungata ed efficace.

bocca da fuoco: nome con cui si indicano i pezzi di artiglieria (v.)

bolzone: Il termine poteva indicare 1) un particolare tipo di saetta lanciata con balestre a bolzoni; 2) una trave per mezzo della quale, con particolare sistema di verricelli, si manovrava il ponte levatoio (v.), e che andava a incastrarsi in apposite scanalature ricavate nelle mura. Spesso le sedi dei bolzoni sono oggi l’unica traccia visibile di un’antica architettura fortificata.

bomba: grossa palla di ferro, cava all’interno e ripiena di materiale esplodente, sparata con mortai nel corso degli assedi per distruggerne le fortificazioni interne, meno protette, della piazzaforte. La bomba aveva un foro (occhio) per mezzo del quale si introduceva la carica, che poi si turava con una spoletta, alla quale si dava fuoco un attimo prima di sparare il colpo.

bombarda: macchina bellica con cui, prima della invenzione delle armi da fuoco, si scagliavano pietre, saette e fuochi. Dopo l’invenzione delle armi da fuoco, divenne nome generico di ogni artiglieria.

bombardiera: prima significò vano delle mura per cui venivano lanciati i proiettili delle bombarde (v.); poi indicò la feritoia per i cannoni: in questo secondo senso fu il nome primitivo con cui si indicò quel particolare architettonico poi noto come cannoniera o troniera (v.).

borgo castellano: sinonimo di borgo feudale.

borgo feudale: è l’esatto corrispondente del Burg tedesco. Si tratta di un agglomerato urbano che venne a formarsi intorno al castello, in fasi successive, ed entro successive cinte murarie. I suoi abitanti si dissero masnadieri (dall’espressione latina “in manso nati”), per distinguerli dai “servi della gleba”, e finirono per costituire la classe sociale più attiva dell’epoca feudale, in quanto comprendeva artigiani, commercianti, piccoli proprietari di terreni allodiali, insomma coloro che divennero protagonisti della civiltà comunale.

borgo: nella terminologia tedesca, da cui proviene (Burg) ha il significato di residenza signorile fortificata o di agglomerato urbano dentro mura castellane; nella terminologia italiana non si riferisce mai a un edificio ma sempre a una realtà urbana, sia pure piccola.

braga: raddoppio esterno e basso delle mura di una fortificazione; costituì spesso un camminamento di ronda aggiunto, in funzione di avvistamento, di protezione antimina e di piattaforma per il tiro radente. Fu adottata soprattutto nei primi tempi d’impiego delle armi da fuoco.

breccia: apertura praticata per mezzo delle armi nelle mura di una fortezza o di una cinta muraria.

briccola: congegno con cui si lanciavano proiettili nei castelli assediati, prima dell’invenzione delle armi da fuoco. Corrispondeva all’antica catapulta romana.

brulotto: vecchio natante ormai in disarmo che veniva scagliato contro navi nemiche per affondarle o contro fortificazioni portuali per aprirvi brecce.

buca di lupo: ostacolo e trabocchetto per il nemico avanzante e consistente in un pozzo profondo, con la base più stretta nel fondo e con uno steccone appuntito piantato nel centro. Le bocche di lupo venivano solitamente scavate in tre o quattro filari, disposti a scacchiere, sul fondo del fossato della fortificazione.

buca pontaia: foro a sezione rotonda o quadrata lasciato nella struttura delle mura e delle torri allo scopo di servire per le riparazioni, ma soprattutto per facilmente protendere incastellature o sbalzi occasionali per la difesa.


C

caditoia: vano ricavato tra i beccatelli (v.) dell’apparato a sporgere. Da questo vano si facevano piombare sugli assalitori pietre, dardi, oppure acqua, olio o pece bollenti.

calastrelli: è il nome dato alle “cosce” degli affusti per le artiglierie (v.).

calibro: diametro di una bocca da fuoco. Di solito è espresso in millimetri (v. artiglieria).

camera di tiro: spazio ricavato nello spessore delle mura, verso l’interno della fortificazione, in corrispondenza di una feritoia, di una troniera o di una cannoniera e utilizzato per il movimento dei serventi dell’arma.

camicia o incamiciatura: strato di rivestimento di vario tipo aggiunto sull’esterno dei terrapieni di una fortificazione con lo scopo di attutire la potenza d’urto e di penetrazione dei proiettili in arrivo o di consolidare la superficie del manufatto contro erosioni o danni provocate dal tempo e dalle intemperie.

caminada o caminadella: stradina interna, corrente lungo le mura dei castelli, allo scopo di agevolare lo spostamento dei difensori da un punto all’altro delle mura stesse.

camminamento di ronda o corritora o corridoio di ronda o rondello o girone: passaggio ricavato inizialmente sullo spessore delle mura, poi mediante mensolatura in aggetto, subito dietro il pettorale o parapetto (v.), e che consentiva ai difensori di effettuare un costante controllo interno ed esterno del circuito difensivo mediante passaggi regolari di pattuglie (ronde). Attraverso le caditoie (v.) praticate nella sua parte in aggetto serviva anche per realizzare una difesa piombante (v.) su tutto il perimetro murario.

campo trincerato: zona difesa con fortificazioni permanenti reciprocamente collegate, così che i difensori potevano passare al coperto dall’una all’altra, servendosi di trincee o camminamenti coperti.

cannone: bocca da fuoco che si distingue dagli altri per il suo tiro teso, nonché per la lunghezza della sua “anima”: in genere oltre 23 calibri. Perciò i suoi proiettili hanno notevole efficacia di penetrazione. Si trova citato per la prima volta in un documento del Comune di Firenze del 1326.

cannoniera: grossa feritoia angolata ricavata in casamatta o in barbetta per consentire l’impiego di una bocca da fuoco. Quasi sempre la “tromba” della feritoia aveva un doppio sguancio (interno ed esterno) con arrotondamenti antischeggia praticato nei merloni laterali. La porzione di parapetto anteriore che ne limitava il piano si chiamava “ginocchiera” perché costituiva un valido riparo per le ginocchia dei cannonieri.

capannato: sinonimo di caponiera (v.), quando la costruzione era situata a fianco e sul prolungamento del piede del bastione.

capitale: bisettrice dell’angolo costituito da due cortine adiacenti ed angolate, sulla cui direttrice è innestato il bastione (v.)

caponiera: opera difensiva praticata dentro il fossato, per consentire il passaggio coperto dal recinto principale alle opere di difesa esterne: di qui il nome, derivato dalla sua funzione di “coprire il capo” di coloro che vi passavano. Talvolta aveva le funzioni della casamatta, consentendo il tiro radente sul fossato. Spesso prolungava i piedi del bastione.

caposaldo: elemento tattico campale, che rientra nell’architettura fortificata quando ha carattere permanente. In questo caso è di solito costituito da una torre per avvistamento e segnalazione.

cappello da prete: particolare denominazione del corno (v.)

carbonaia: antica denominazione delle buche che venivano praticate davanti alle porte, di là del fossato, per opporre un ulteriore ostacolo agli assalitori. Il nome può giustificarsi con l’ipotesi che in tali buche fosse raccolto del carbone che, acceso, poteva costituire un ostacolo difficilmente sormontabile.

casa torre: edificio signorile urbano pubblico o privato, fortificato in genere con sporti e merli.

casaforte: edificio dotato di alcuni accorgimenti fortificatori (per esempio, finestre strette a feritoia, porta sopraelevata, piombatoie sugli ingressi, eventualmente merlature) e capace di contenere un certo numero di difensori in grado di offrire una prima resistenza agli assalti nemici.

casamatta: apprestamento difensivo coperto, ricavato dietro e dentro le mura e utilizzato per la difesa radente; era dotato di larghe feritoie orizzontali, in maniera da consentire un largo settore di tiro o un tiro a sezione prestabilita. Talvolta si trovano anche casematte articolate, a più piazzole o a più piani: questi tipi erano usati specialmente per la difesa radente dei fossati.

cassero: nome frequentemente attribuito, soprattutto nelle regioni dell’Italia peninsulare, al mastio (v.); sinonimo talvolta di torre con funzioni di vedetta e controllo (soprattutto di uno specchio di mare).

castellaneria o castellania: ufficio del governo o autorità del castellano.

castellanza: raro sinonimo di castellania (v.)

castelliere: tipo di insediamento difensivo, anche non permanentemente abitato, caratteristico dell’età del Bronzo o del Ferro nei territori della fascia alpina e nordappenninica. È solitamente posto sulla sommità di un colle staccato dagli altri da una insellatura ed esposto a mezzogiorno. La fortificazione consiste generalmente in un recinto circolare, costruito in terra o a secco usando pietra locale.

castello: complesso architettonico fortificato, atto a difendere la dimora di un nobile o comunque di una autorità riconosciuta. Inizialmente la funzione residenziale si unisce a quella militare; col tempo in alcuni esemplari hanno finito per prevalere gli aspetti residenziali, fino alla trasformazione in residenza signorile (spesso, soprattutto in alcune regioni, ancora chiamata “castello”) o in villa. In altri casi ha prevalso la funzione militare, con la creazione di rocche e poi di forti. Numerosi i derivati dal nome principale: castella, castelletta, castelluccio, castellotto, castellino, castellucchio, castellazzo, castellina, castellaccio. Il termine, derivato da “castellum”, diminutivo tardo del latino “castrum”, accampamento o luogo fortificato, è diventato per la sua diffusione sinonimo di “architettura fortificata”, pur indicandone un tipo specifico e storicamente delimitato.

castellologia o castellogia: scienza che studia i castelli, e in generale le architetture fortificate.

cavaliere: 1) nel linguaggio bellico medievale indicava una macchina da guerra innalzata lungo le mura per lanciare dardi all’interno del castello o piazza assediata; 2) per estensione, qualsiasi opera fortificata che risulti più elevata di un’altra facente parte dello stesso complesso; 3) più restrittivamente, le opere di questo tipo che nei primi tempi dell’architettura bastionata si realizzavano sull’asse dei bastioni o delle cortine nell’intento di “comandare”, con il loro fuoco, gli stessi bastioni o cortine. Vennero gradualmente abbandonati man mano che la loro sagoma troppo sporgente li rendeva più pericolosi di quanto la loro posizione dominante non li rendesse utili.

cavallo di Frisia: ostacolo a forma di barricata con spunzoni metallici rivolti verso il nemico. Sistemato sul terreno piano, costituisce un formidabile ostacolo contro le azioni di cavalleria e di fanteria. Nato all’assedio di Groninga, nel 1658, ricevette dalla regione in cui si trova la città, la Frisia, il nome, che oggi viene esteso, più o meno giustamente, a indicare ogni ostacolo basato su spunzoni lignei e metallici, eventualmente rinforzato con filo spinato.

chiostro: elemento architettonico proprio dei conventi o monasteri ma che venne adottato anche nei castelli, per ingentilire la zona residenziale. In questo caso è più corretto indicarlo con il nome di cortile (porticato o loggiato) (v.).

cinta: complesso difensivo intorno ad un castello, a una terra murata, a una città murata. Poteva essere semplice (una sola cinta) o multipla (più cinte murarie, per solito tre, raramente cinque).

circonvallazione: linea o fosso continuo eretto dagli assedianti all’esterno del proprio campo, cioè verso la campagna, per impedire ogni azione di alleggerimento o di rifornimento degli assediati da parte di soccorsi esterni. Nell’epoca dell’architettura bastionata (XVII/XVIII secolo) si provvide a normalizzarne dimensioni e caratteristiche: di regola era profonda 7 piedi, larga 12 e munita di parapetto e fortini. Da non confondere con la controvallazione (v.), che era invece rivolta verso la fortezza assediata.

cisterna: essenziale elemento di logistica castellana destinato al rifornimento idrico del castello e consistente in un deposito (di solito in muratura) nel quale veniva raccolta e conservata acqua piovana o sorgiva.

città murata: città munita di cinta muraria bastionata: una condizione verificatasi solo dopo il XVI secolo. Non è perciò da confondere con la dizione terra murata (v.).

cittadella: “fortezza nella città, o vicina, assai grande”: così il Tommaseo. Per altri: piccola fortificazione nella città, per sedare eventuali tumulti o insurrezioni. Sono da distinguersi le cittadelle medioevali, basate sulla compartimentazione tramite mura del tessuto cittadino, con scopi prevalentemente interni, da quelle tardorinascimentali e barocche (seconda metà XVI/XVIII secolo) basate su impianti bastionati a stella e aventi essenzialmente funzioni di difesa contro il nemico esterno.

clavicola (lat. “clavicula”): riparo in muratura (v. rivellino), solitamente a forma di mezzaluna, anteposto alle porte del castrum romano.

coda di rondine: particolare denominazione del corno (v.).

coda: parte posteriore degli affusti (v.), quella che poggia a terra.

colubrina: artiglieria ad avancarica più lunga, più grossa e di maggiore portata dei cannoni ordinari; lanciava palle pesanti fino a 12 libbre. Ne esistevano vari modelli, i più consueti dei quali erano la colubrina bastarda (più piccola) e la colubrina straordinaria (più potente, con una lunghezza dell’anima variante da 32 a 41 calibri). Il nome deriva probabilmente dall’usanza frequente nel Cinquecento di decorare simili pezzi con raffigurazioni di serpenti (“coluber” in latino).

comando: un’opera fortificata “comanda” un’altra allorché la sovrasta in altezza o può prenderla sotto il tiro delle proprie armi, generalmente da tergo, cioè dalla parte meno protetta. Un parapetto domina il terreno esterno; un muro può dominare il parapetto; un mastio può dominare la cinta muraria. Lo scopo è quello di avere ulteriori (e favorevolmente disposti) punti di resistenza allorché la prima linea di difesa abbia ceduto, o, nei casi più semplici, di sfruttare a fini difensivi i vantaggi altimetrici offerti dal terreno o predisposti dall’abilità del progettista.

comune: istituzione politica diffusasi in Italia tra l’XI e il XIV secolo. Significativa dal punto di vista fortificatorio perché provocò il formarsi delle terre murate (v.).

contrafforte: muro con cui si rafforzava la base di una fortificazione per meglio sostenere la spinta del terrapieno retrostante e al tempo stesso per rendere il tutto più resistente ai colpi di artiglieria.

controguardia: nel fronte bastionato, opera esterna di rinforzo e di raddoppio del bastione; aveva una sezione a V con facce parallele (ma più basse) a quelle del bastione.

contromina: opera sotterranea, realizzata dai genieri di una fortezza assediata per controbattere le opere di mina del nemico. Può esservi ricavata una camera di scoppio il cui brillamento provoca la rovina della mina nemica.

controscarpa: muro che chiudeva il fosso dalla parte della campagna, cioè dal lato opposto alla scarpata delle mura.

controvallazione: linea continua disposta dall’assediante tra il suo campo e la fortezza assediata per difendersi da eventuali sortite degli assediati. Da non confondere con circonvallazione (v.) che era invece la linea di difesa verso attacchi provenienti dalla campagna.

coprifaccia: opera in terra realizzata per la difesa delle facce dei bastioni.

cordolo: espediente architettonico adottato sull’esterno dei parapetti o dei merli per impedire lo scivolamento o il rimbalzo dei proiettili lanciati dal basso.

corno: opera di rafforzamento dei punti più deboli ed esposti di un complesso difensivo: per solito si appoggiava ai rivellini (v.) e costituiva una controguardia (v.) chiusa ed avanzata. Per la sua planimetria venne detto anche cappello da prete o coda di rondine.

corona: complesso difensivo simile al corno (v.), costituito da due o tre rivellini collegati tra loro.

corridoio di ronda: v. camminamento di ronda.

corritora: v. camminamento di ronda.

corte: elemento sociale caratteristico della vita castellana e costituito dal seguito del signore. Derivante dal tardo latino curtis, residenza agricola signorile autosufficiente (e nel tardo Impero di solito fortificata), che fu spesso (in Francia soprattutto) alla base della successiva evoluzione feudale della società.

cortile: spazio interno a una costruzione, racchiuso tra mura o corpi di fabbrica. Costituiva spesso il cuore del castello, e la sua vitale area di disimpegno tra le varie sezioni. Era anche spesso la parte architettonicamente più prestigiosa ed elegantemente decorata.

cortile d’armi: piccolo cortile ricavato subito dopo l’ingresso del castello, dove, con diversi accorgimenti, si conteneva l’urto di eventuali assalitori che fossero riusciti a forzare l’ingresso. Per penetrare nel castello vero e proprio occorreva di solito superare una seconda porta, sfalsata o angolata rispetto alla prima e generalmente protetta da fortificazioni ai lati. Qualche volta il cortile d’armi prende la forma di galleria o di galleria ad andirivieni, cioè angolata, con caditoie nella volta, feritoie sui fianchi e con trabocchetti nell’impiantito. Il cortile d’armi serviva anche per organizzare eventuali sortite in controffensiva. Il nome fu successivamente dato anche al cortile interno dove si svolgevano le esercitazioni della guarnigione.

cortina: parte di mura compresa tra due torri o due bastioni successivi. Elemento essenziale di ogni fortificazione, in quanto ne stabilisce il perimetro che deve essere difeso.

corvée: in origine, prestazione personale richiesta dal feudatario ai suoi servi della gleba, in particolare per la costruzione delle fortificazioni; indicò in seguito, per estensione, personale adibito alle pulizie all’interno del castello e, poi, delle caserme.


D

dardo: freccia con punta allargata in due lati taglienti.

defilamento: accorgimento tipico dell’architettura fortificata consistente nel nascondere alla vista o nel sottrarre ai colpi del nemico una costruzione, o qualsiasi cosa possa attirare la sua attenzione, coprendola con un opportuno riparo.

dente di sega: 1) sistema difensivo, usato già in epoca preistorica, consistente nel sagomare in pianta le mura di una fortificazione secondo una serie di rientranze e salienti. Ciò per impedire il cosiddetto tiro di infilata (v.) da parte degli assalitori e per consentire al contrario un’agevole azione di difesa fiancheggiante (v.) da parte degli assediati; 2) decorazione di una superficie muraria, solitamente in mattoni, tipica dei castelli tardomedievali di alcune zone d’Italia (particolarmente Piemonte, Liguria e Lombardia) e consistente in fasce successive di mattoni disposti a formare un disegno dentellato.

diateichisma: mura interne di una fortezza erette allo scopo di creare una compartimentazione del complesso difensivo, così che in caso di cedimento di una parte delle difese si potesse contrarre il fronte abbandonando la sola porzione forzata dal nemico e continuare la resistenza nella porzione rimanente.

difesa attiva: ogni metodo difensivo che si opponga all’assalto nemico non aspettandolo dietro le mura, ma contrastandolo durante l’avvicinamento e al momento dell’assalto.

difesa fiancheggiante: metodo di difesa volto a difendere una fortificazione mediante il fiancheggiamento (v.), cioè con un tiro d’infilata che cogliesse gli assalitori sul fianco. Per ottenere questo risultato si costruivano torri sporgenti dal filo delle mura, così da poter effettuare tiri paralleli alle cortine.

difesa manovrata: consiste nello spostare un nucleo di difensori da una parte all’altra del fronte difensivo, concentrandoli là dove più se ne avverte la necessità. Per poterla attuare con efficacia era essenziale disporre di veloci comunicazioni tra le varie parti della fortificazione, mediante cammini di ronda continui o gallerie coperte che collegassero le varie opere difensive.

difesa passiva: è quella che si affida unicamente alla protezione offerta dalla distanza, dalla inaccessibilità e dallo spessore delle fortificazioni, senza contrastare il nemico.

difesa piombante: tattica difensiva tipica nell’epoca delle armi bianche, basata essenzialmente nel lancio contro gli assalitori di proiettili solidi o liquidi (pietre, oppure acqua, olio, pece o sabbia bollenti). Per attuarla era fondamentale disporre di una posizione sopraelevata rispetto al nemico, ottenuta scegliendo un luogo naturalmente alto o elevandosi dal terreno tramite manufatti architettonici (mura, torri).

difesa radente: tipica difesa attuata con l’impiego delle armi da fuoco, mediante tiri il più possibile vicini o paralleli al piano di attacco (v.) o piano di campagna (v.), cioè impiegando le armi con quello che si dice “alzo zero”.

dimora feudale: parte residenziale del castello feudale. Detta anche sovente (soprattutto nell’Italia nordorientale) palazzo baronale.

doghe: liste di ferro con cui (come nelle botti) si componeva l’anima delle bombarde; le liste erano tenute insieme da anelli di ferro.

dongione: francesismo (da “donjon”, a sua volta dal latino “dominium”, pronunciato alla francese, “dominiòm”) per mastio (v.). È utilizzato tuttavia con diversa sfumatura di significato: indica infatti (in particolare in Piemonte o in Lombardia) un castello costituito da una grossa torre racchiudente in sé funzioni di abitazione, difesa e magazzino tipiche di un castello (Serralunga d’Alba, Carbonara Scrivia).


E

esostro: ponte situato al secondo piano delle torri d’assalto, per mezzo del quale gli assalitori potevano assaltare le mura all’altezza della merlatura.

elepoli: termine arcaico per indicare la torre mobile d’assedio, arma principale dell’assedio all’epoca delle armi bianche. La torre, spinta contro le mura della fortificazione, ne permetteva prima il dominio col tiro e poi l’attacco, attuato solitamente con passerelle volanti o con ponticelle mobili a battente.


F

faccia: parte costitutiva del bastione.

falcone e falconetto: artiglierie del XVI secolo che si differenziavano per potenza. Il primo lanciava palle di ferro di 6-9 libbre, il secondo palle di 3-4 libbre. Il falcone si chiamava anche mezzo sagro.

falsa braga: altro nome con cui si indicava la braga (v.).

fascinata: gruppi di fascine ammassate alla rinfusa o legate a fasci che venivano usate per costruire ripari (trincee) o per riempire fossati.

feritoia: fessura ricavata nelle mura per poter bersagliare gli assalitori senza esporsi. Prendeva nome dall’arma per la quale era prevista: si hanno così feritoie arciere, balestriere o archibugiere, ma esistevano anche feritoie composite che consentivano l’impiego di due o tre diverse armi.

feudalesimo: ordinamento sociale basato sulla concessione di benefici (feudi) in cambio di prestazioni utili al concedente (di solito un sovrano o un grande nobile). Il suo tipico esponente era il combattente a cavallo, che riceveva il feudo in cambio dell’obbligo di combattere per il suo signore. Il sistema feudale trova la sua massima espressione architettonica nel castello, dimora fortificata del cavaliere.

fiancheggiamento: tiro effettuato lungo il filo esterno delle mura in maniera da colpire di fianco chiunque avesse tentato di assalire la fortificazione, con risultati ovviamente più efficaci del tiro frontale. La sua comparsa segnò un’importante evoluzione nei sistemi difensivi, consentendo di difendere lunghi tratti di cortina con relativamente pochi difensori.

fianco: parte costitutiva del bastione (v.).

ficcante: tiro effettuato dall’alto su un assalitore. Si contrappone al tiro radente, rispetto al quale ha minore efficacia, perché basta un piccolo errore nella direzione per mancare il bersaglio.

finestra: inesistente, o quasi, nei più antichi castelli feudali, venne adottata, ma solo verso i cortili interni, in epoca successiva, fino a diventare nel tempo motivo architettonico di preminente importanza estetica.

foro da ponte: altro nome della buca pontaia. Particolarmente utilizzato nelle parti più alte delle torri (v. gattone), dove risultava più efficiente la messa in opera, in caso di pericolo, di una incastellatura supplementare in legno per accrescere l’efficienza difensiva.

forte: edificio bastionato, con funzioni e scopi esclusivamente difensivi (quindi mai non residenziali, a differenza del castello), generalmente costruito per il controllo di punti strategicamente importanti (vallate, passi, porti) o come caposaldo di linee di resistenza prestabilite.

fortezza: termine più recente di forte (v.) e anche di significato più vasto, in quanto la fortezza comprende solitamente caserme, depositi, polveriere, magazzini, comandi per il controllo militare di un intero territorio e non solo per l’uso immediato della fortificazione.

fortificazione: 1) qualsiasi struttura atta a proteggere i suoi costruttori dalle offese di un eventuale nemico; 2) arte di costruire, attaccare, difendere una piazza, cioè un luogo fortificato: può essere attiva o offensiva (quando è rivolta a condurre un assedio), oppure passiva o difensiva (quando è rivolta a difendere una piazza).

fossa, fossato o fosso: canale scavato intorno a un castello o a una fortificazione, tra la scarpa e la controscarpa, per accrescerne le possibilità difensive. Poteva essere umido, cioè riempito d’acqua o secco, senza copertura d’acqua, oppure anche allagabile (a manovra d’acqua), vale a dire riempibile d’acqua solo in caso di pericolo, per evitare le molestie (odori, insetti, malattie) che l’acqua stagnante comportava.

freccia: 1) v. lunetta; 2) tipico proiettile del tempo delle armi bianche costituito da un’asticella con punta di ferro e con coda alettata (per meglio guidarne la traiettoria), che veniva lanciata con l’arco. La gittata utile dell’arco – cioè la distanza a cui la freccia risultava ancora pericolosa per il nemico – condizionava l’intervallo tra le torri costruite per la difesa fiancheggiante.

fronte bastionato: sistema difensivo basato sull’impiego del bastione (v.) e della difesa radente (v.) mediante le armi da fuoco. I suoi principi vennero elaborati dai teorici e dagli architetti militari italiani del Rinascimento.

fronte tenagliato: sistema difensivo derivato dall’elaborazione del fronte bastionato tradizionale, ideato tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento.

fucile: arma da fuoco portatile, a canna lunga, che divenne di adozione universale fino a costituire, nel XVIII secolo, l’arma individuale standard della fanteria.

fuoco greco: Artificio esplosivo di cui non si conosce oggi l’esatta composizione né il funzionamento e la cui invenzione era attribuita ai Bizantini. Si lanciava da lontano con macchine adatte, ed era inestinguibile. Utilizzato soprattutto in mare, poteva essere anche impiegato per la difesa di fortificazioni.

fustigata: canaletto centrale ricavato nel fondo dei fossati per consentire, in tempo di pace, di mantenere l’acqua corrente pur economizzandone l’uso.


G

gabbionata: copertura mobile, ottenuta con cilindri fatti di rami, fascine e terriccio, utilizzato come trincea di fortuna o come ostacolo. Essenziale per le operazioni d’assedio di fortificazioni bastionate, consentendo di avvicinarsi alle mura godendo di una discreta protezione.

galleria rampante: galleria ricavata in spessore di mura nelle cortine o nelle torri di una fortificazione per consentire lo spostamento di truppe verso i piani superiori al riparo dei proiettile e della vista del nemico.

galleria: condotto sotterraneo o coperto, utile per consentire un sicuro e segreto trasferimento da un settore a un altro del sistema difensivo. Utilizzata anche per azioni di mina e di contromina (v.).

garitta: piccola bertesca sporgente dalle mura, con funzioni di avvistamento o per combattimento dall’alto con le armi bianche. Il termine è poi diventato generico per indicare qualsiasi torretta posta agli angoli delle fortificazioni, ed è stato poi attribuito alla guardiola (ancora spesso di forma cilindrica) usata come riparo dalle sentinelle.

gatta: leggera torre mobile per assedio, munita in genere solo di balestrieri, con il compito di colpire da posizione sopraelevata i difensori delle mura.

gatto: tipo di ariete di notevoli dimensioni, che veniva usato al coperto su incastellatura mobile, talvolta con sezioni avanzanti a cannocchiale (v. montone).

gattone: mensola sporgente sotto il piano di ronda e davanti alla merlatura, prevista per consentire ulteriori apprestamenti difensivi in legno, a integrazione di quelli in muratura già esistenti, così da dar vita a un apparato a sporgere (v.) provvisorio.

genio: nome dato alla specializzazione militare riguardante la costruzione e l’assedio di fortificazioni, il lancio di ponti su fiumi e fossati, lo scavo di mine, insomma tutta la parte ossidionale e tecnica del combattimento; in seguito, denominazione del Corpo d’Arma preposto alle fortificazioni e a queste attività tecniche.

gettata o gittata: distanza raggiungibile da un proiettile, sia esso lanciato: a mano, da un mezzo meccanico, o da un’arma da fuoco.

giostra: duello combattuto per spettacolo o per esercitazione al combattimento. Veniva effettuata su un terreno appositamente approntato, situato di norma tra due cinte murarie del castello, se esistenti, oppure in uno spiazzo apposito ai piedi delle mura: v. lizza.

girone: v. camminamento di ronda.

gola: la parte del bastione rivolto verso l’interno della fortezza e attraverso la quale il bastione comunicava con il resto del sistema difensivo. Per questo motivo era per lo più aperta, cioè vuota, così da consentire un facile passaggio di uomini e di materiali e al tempo stesso impedire che un nemico che avesse conquistato il bastione potesse usarlo come caposaldo contro i difensori.

granata: proiettile esplosivo che veniva lanciato a mano o con mortai all’interno delle fortificazioni, per recare danno alle persone o per infrangere strutture leggere.

guardingo: nome con cui si indicava in alcune zone la torre di vedetta o di segnalazione.

guardiola: piccola bertesca sporgente per l’avvistamento o per il combattimento dall’alto (v. garitta).


I

imbastire: termine utilizzato per indicare la messa in opera di incastellature aggiuntive per la difesa del castello in caso di attacco imminente. Ci si serviva, per questo, di gattoni (v.) appositamente predisposti.

incamiciatura: v. camicia.

incastellatura: piattaforma provvisoria in legno di varia forma (coperta o scoperta) posta sopra la parte alta delle mura o delle torri, sporgente all’esterno per facilitare il tiro verticale dei difensori, aumentarne il volume e battere al piede la fortificazione.

infilata: termine usato soprattutto nella locuzione fuoco d’infilata, che indica il fuoco diretto lungo una linea di muro in modo da “radere” il muro stesso, colpendo sul fianco il nemico che si sta avvicinando. È dunque un caso di difesa radente (v.). Il fuoco d’infilata è micidiale per l’assalitore perché sfrutta l’errore battuto, cioè la capacità di un proiettile sparato in questo modo di colpire un nemico solo che sia giusta la direzione del tiro (mentre per colpire un avversario avanzante frontalmente occorre indovinare non solo da direzione, ma anche l’alzo esatto). Sul fuoco d’infilata si basa la difesa bastionata: le fortificazioni di questo tipo sono infatti costruite in modo che le facce dei bastioni siano prese d’infilata dal fuoco dei pezzi collocati nei fianchi dei bastioni adiacenti. La distanza tra due bastioni successivi è così determinata dalla gittata delle bocche da fuoco disposte nei fianchi.

ingegneria militare: specializzazione sorta verso il XVII-XVIII secolo e avente come scopo lo studio e la realizzazione delle fortificazioni (v. genio).

ingresso: punto debole del castello e di ogni opera fortificata. Per questo, in ogni tempo, sono stati studiati e realizzati particolari accorgimenti architettonici e militari atti a garantirne la migliore impenetrabilità e difesa.


L

lato di gola: è la linea congiungente le due estremità della base di un bastione.

linea di circonvallazione: v. circonvallazione.

linea magistrale: v. bastione, v. magistrale.

lizza: terreno compreso tra due recinti di difesa concentrici. In caso di attacco, serviva per evitare l’avvicinamento di torri alla cortina interna e per “intrappolare” tra due muri il nemico che avesse scavalcato la prima cortina. In tempo di pace veniva utilizzato per tornei e gare. Di qui il detto “scendere in lizza”.

logistica: branca della scienza militare che si occupa dei movimenti e dei rifornimenti dei reparti armati.

lucchetta: riparto in legno che veniva posto tra merlo e merlo, a copertura del tiratore appostato. Detta anche mantelletta (v.).

lunetta: opera addizionale del sistema difensivo bastionato che veniva inserita come seconda controguardia al di là dello spalto, spesso con un raddoppio di strada coperta. Serviva come avamposto difensivo o come apprestamento per incrementare l’azione di fiancheggiamento degli assediati; chiamata anche, in molti casi, freccia (v.).

lupo: ferro a guisa di tenaglia o di gancio posta all’estremità di una corda e con il quale gli assediati, dall’alto delle mura, cercavano di afferrare l’ariete per rovesciarlo, o comunque per impedirne l’azione.


M

magistrale: Si indicava con questo nome, nel caso di cinte multiple, la cinta muraria principale (o primaria). Venne poi indicata con questo termine la linea congiungente il centro di una piazzaforte con la mezzaria della cortina, che indicava la presumibile direttrice d’attacco del nemico, e dunque il punto più esposto di quel tratto di mura.

mangano: macchina con cui si scagliavano pietre o altri corpi nell’interno del castello o comunque al di là di una cinta muraria.

maniero: francesismo diffusissimo nel linguaggio comune come sinonimo di castello, ma da evitare quanto possibile in quanto non corrisponde ad alcun tipo edilizio definito, e comunque mai a un’architettura con funzioni militari. Il termine viene talvolta utilizzato per indicare una residenza signorile di campagna derivata dalla trasformazione di un castello, oppure la residenza di un feudatario minore, senza accorgimenti difensivi.

mantelletta: 1) riparo mobile incernierato tra merlo e merlo per proteggere il tiratore ivi appostato e definito, più appropriatamente, ventiera (v.). Sulla sua falsariga venne elaborato il portello mobile in legno, rivestito talvolta di strisce di ferro e incernierato in alto, che chiudeva la troniera ricavata sulle fiancate delle navi a vela, che prese il nome di mantelletto; 2) riparo in panconi, in alcuni casi rivestiti in lamiera, posto su ruote o su carrelli mobili e utilizzato come scudo per l’avvicinamento alle mura avversarie da parte di guastatori o minatori.

manubalista: v. scorpione.

martello (torre): nome dato in epoca napoleonica dagli Inglesi a una particolare torre costiera, che costituì la base delle loro difese. La dizione derivò dal nome particolare di una “torre saracena”, o torre anticorsara, della Corsica, la torre della Mortella, che presidiata dai Francesi resisté assai efficacemente a ogni assalto britannico, dimostrando l’efficienza di questo tipo di fortificazioni - diffusissime in tutta l’Italia meridionale e insulare - anche dopo secoli dalla loro concezione.

masnada: nome dato a reparti irregolari formatisi durante l’epoca comunale e costituiti da abitanti di borghi feudali comandati dal loro feudatario. Con la masnada, il feudatario si poneva al servizio dei Comuni per modeste imprese belliche, non di rado prendendo spunto da questo episodio per inserirsi stabilmente nella vita comunale. Le masnade preludono alle compagnie di ventura, e i signorotti che le comandavano ai futuri condottieri (v. masnadieri).

masnadieri: abitanti del borgo feudale; poi componenti della masnada. Da loro il termine ha acquisito significato di spregiudicatezza e scaltrezza.

mastio: la parte più elevata e solida del castello, in genere centrale e costituita da una robusta torre.

mensola: struttura sporgente da una parete, nella quale è incastrata, e che, nella parte libera, sostiene elementi sovrastanti, in aggetto. Nei castelli questa struttura è, per solito, in pietra o in marmo. Quando regge la merlatura in aggetto dell’apparato a sporgere la mensola prende il nome specifico di beccatello (v.).

mensolatura: aggetto murario ottenuto con mattoni o con pietre gradualmente sporgenti, oppure, più comunemente, con mensole.

merlatura: insieme dei merli disposti sulle torri o sulle cinte murarie di una fortificazione.

merlo: dentellatura delle parti superiori delle mura castellane e delle torri usatissima fin dall’antichità e molto variata sotto nelle forme. Consisteva in un innalzamento a intervalli regolari della parapetto, dietro il quale i difensori si riparavano per sottrarsi al tiro nemico. È venuto in auge a partire dal secolo scorso l’uso di definire il merlo guelfo o ghibellino a seconda che terminasse pari (cioè che avesse una terminazione piatta) o a coda di rondine (fosse cioè a terminazione bifida); ma la denominazione non ha nessun valore storico, e scarsissima attinenza con le mutevoli simpatie politiche dei castellani (basti pensare che a Milano, capitale della Lega Lombarda contro l’Impero, i merli delle fortificazioni sono sempre stati regolarmente a coda di rondine, cioè ghibellini). Secondo i luoghi e le epoche si sono avute altre e diverse fogge di merli: a triplice dentatura, a fiore, a piramide, a semicerchio (per cui l’insieme dei merli fu detto anche trina, pizzo, risalto). Nei castelli più antichi il merlo era a filo della parete esterna della cortina; in seguito fu ricavato su mura in aggetto, per consentire una più efficace difesa piombante (v.). Si trovano anche merli rastremati, a doppio spiovente (detti anche a tettuccio); un espediente molto usato era la contornatura del merlo con cordoli o cornici per impedire lo scivolamento delle frecce o delle saette: molto diffusi infine sono i merli dotati di feritoie (v.). Per meglio proteggere i tiratori gli spazi tra un merlo e l’altro erano spesso chiusi con atoni basculabili, le ventiere o mantellette (v.).

merlone: ampio parapetto arrotondato situato, nelle fortificazioni bastionate, tra due troniere o cannoniere poste in barbetta. Si distingueva dal merlo per il suo spessore e per essere stondato così da offrire una superficie sfuggente ai proiettili di artiglierie avversarie. Era detto anche dado e melone.

metapirgio: secondo il teorico antico Filone di Bisanzio rappresentava il tratto di cortina “ottimale” compreso tra due torri contigue usate per il tiro di fiancheggiamento con archi: corrispondeva a 40 braccia (m. 16,20). Il termine viene spesso usato nel significato generico di distanza intercorrente tra due torri o bastioni di una cinta difensiva.

mezzaluna: nel sec. XV veniva chiamato così un rivellino (v.) a pianta semicircolare; nel XVI sec. il termine passò a indicare un rivellino a pianta triangolare, ma semicircolare nella parte interna, rivolto verso il nemico; successivamente finì per indicare qualsiasi rivellino anteposto alla cortina di un sistema bastionato.

miccia: corda fatta di stoppa e di vecchie corde battute che si faceva bollire in acqua con zolfo e salnitro polverizzati, per cui prendeva fuoco facilmente e lo manteneva. Con questa corda si dava poi fuoco alle mine e alle artiglierie.

mina: carica di esplosivo fatta esplodere sotto il livello del suolo per danneggiare uomini o manufatti soprastanti. Se ne è fatto largo impiego nell’attacco e nella difesa di fortificazioni troppo solide o ben difese per essere assalite frontalmente. Mediante l’apertura di cunicoli e gallerie si tentava di evitare l’ostacolo opposto dalle difese, arrivando al coperto fin sotto alle mura e poi facendole saltare in aria; dal canto loro gli assediati svolgevano azioni di contromina, cercando di intercettare con altre gallerie sotterranee i cunicoli degli assedianti, facendoli poi esplodere o sbarrandoli. Si utilizzavano, per questo, gallerie d’ascolto per l’individuazione dei lavori di scavo; talora anche gli assediati ricorrevano a mine di difesa o contromina, fatte esplodere sotto la mina avversaria. Il termine ha ripreso, adattandola all’uso della polvere da sparo e degli esplosivi, una tecnica assai più antica, consistente nello scavare una galleria sotto la fortificazione, sostenendola con travature lignee; tale travature erano poi incendiate, così che crollassero, trascinando nella loro rovina anche la soprastante fortificazione.

minatore: nella nomenclatura relativa all’architettura fortificata colui che sapeva fare gli scavi necessari per il buon esito della mina.

montone: sinonimo di gatto (v.).

mortaio: bocca da fuoco caratterizzata da un tiro curvo, particolarmente idoneo per battere obiettivi defilati dietro ostacoli naturali o artificiali.

moschetto: arma da fuoco portatile, caratterizzata dalla canna più corta del fucile e, generalmente, da un calibro maggiore.

motta: tumulo, naturale o artificiale, sormontato da una fortificazione (una torre, meno frequentemente un castello) e contornata da un recinto o da una palizzata. Benché tipica dell’architettura fortificata normanna e sassone, compare con una certa frequenza anche in Italia, soprattutto nelle regioni del nord.

mura: elemento costitutivo del castello e delle cinte fortificate. La loro realizzazione è assai varia, andando dalle mura ciclopiche fatte di massi poligonali accuratamente incastrati a secco l’uno con l’altro, tipiche delle fortificazione protostoriche della penisola fino alle mura terrapienate, con incamiciatura in mattoni o in pietra, delle fortificazioni bastionate barocche. Dette spesso anche cortine (v.).

murata: 1) aggettivo sostantivato che indica la cittadella o il mastio di una fortezza; 2) aggettivo indicativo di un abitato fortificato (borgo murato, terra murata, città murata).

musculo o muscolo: piccola macchina da guerra che serviva per tenere al riparo coloro che colmavano di terra, pietre o fascine i fossati intorno ai castelli.


N

noce: particolare proiettile di legno, a forma ovale, che veniva lanciato con le balestre.


O

onagro: antica macchina da guerra per il lancio di pietre e altri proiettili simili, più potente e distruttiva della catapulta.

orecchione: 1) terrapieno aggiunto all’esterno del bastione per coprire meglio il fianco; 2) smusso arrotondato dell’angolo tra fianco e faccia del bastione. Serviva a coprire le cannoniere del fianco che risultava, ed era detto in questo caso, ritirato.


P

palandra e bombarda: mortaio fuso insieme con il basamento e installato su navi, particolarmente idoneo per bombardare dal mare le città scavalcandone le fortificazioni.

palizzata: opera di difesa (generalmente di carattere provvisorio o supposto tale) ottenuta con una o più file di pali di legno infissi nel terreno ed appuntiti verso l’alto, legati tra loro in modo da costituire una cinta consistente.

palla: il nome tradizionale del proiettile lanciato con le artiglierie, rimasto fino alla metà del secolo scorso di forma sferica. Inizialmente di pietra, poi di ferro, si distingueva per il peso, di solito indicato in libbre. Assumeva dizioni specifiche derivanti dall’uso cui era destinata e dai suoi caratteri costruttivi: palla a fuoco, cerchiata, fumifera, incendiaria, luminosa, arroventata, vuota, incatenata, medicata e così via.

paradorso o paradosso: riparo in terra, parallelo alla linea di difesa, che aveva il compito di proteggere i difensori dai colpi di rovescio.

parallele (approccio per parallele): metodo di attacco all’architettura bastionata consistente nel praticare successive trincee fortificate parallele alle cortine del castello o del forte da espugnare e corrispondenti ad altrettante linee di artiglieria. In genere ne occorrevano almeno tre per portarsi a ridosso della fortificazione da assalire. L’andamento delle trincee era tale da non esporre mai gli occupanti al fuoco d’infilata dell’artiglieria della piazzaforte.

parapetto: muretto esterno del camminamento di ronda che serviva come riparo per i difensori e sul quale si innalzavano i merli.

parco: nell’italiano medievale spesso barco: elemento accessorio, a scopo decorativo e ricreativo, che cominciò a comparire all’interno o lato dei castelli trecenteschi, soprattutto signorili (viscontei, dei Savoia) e che divenne poi di grande importanza in età rinascimentale.

parianetta: traversa sistemata sulle cortine per proteggere i difensori dagli effetti dei tiri d’infilata del nemico.

passaggio sotterraneo, passaggio segreto: cunicolo sotterraneo pedonale (normalmente rivestito in muratura) che oltre a facilitare le comunicazioni tra i diversi punti di una fortificazione permetteva facili e segrete comunicazioni con l’esterno; sbucava di solito in un luogo nascosto, alle volte posto assai lontano dalla fortificazione stessa.

pavese: scudo che veniva infisso in terra per riparare l’arciere o il balestriere isolato.

petardo: congegno da fuoco di particolare impiego, in quanto destinato a provocare danni limitati.

petriera: macchina ideata dai Saraceni, con la quale venivano lanciate pietre al di sopra delle mura dei castelli.

pettorale: lo stesso che parapetto (v.).

piano di attacco: riferimento topografico equivalente a quello che nell’architettura civile è il piano di campagna, cioè la quota del tratto pianeggiante che circondava un castello e lungo il quale era prevedibile l’attacco di un eventuale assalitore; dal punto di vista costruttivo, indica il piano di base su cui si innalzava la fortificazione.

piattaforma: ripiano praticabile in legno o muratura, ricavato sulla sommità di una torre e limitato da un parapetto con o senza merlatura; serve come superficie di combattimento per difensori armati con armi da getto.

piazza o piazzaforte: nel gergo militare è termine generico per indicare luogo fortificato.

piazzola: terrapieno su cui veniva messa in postazione un’arma particolarmente pesante, cioè un’artiglieria.

pignatta: recipiente pieno di catrame o di altro che veniva usato per illuminare i fossi e le mura durante la notte in maniera da impedire improvvisi assalti dei nemici.

pinne: così erano chiamati i merli degli àggeri romani: il nome derivava probabilmente dall’uso, per questa funzione, di travi appuntite, delle quali restò traccia del nome, anche a evoluzione tipologica avvenuta.

piombante (tiro piombante): sinonimo di ficcante (v.).

piombatoie: elemento centrale dell’apparato a sporgere (v.), cioè del coronamento aggettante della cortina che consentiva di far cadere attraverso apposite buche (le piombatoie, appunto) proiettili di ogni genere sulla testa del nemico sottostante.

platea: terrapieno o bassa muraglia o gradino lungo il basamento della cinta muraria, per impedire che le macchine di assedio potessero accostarsi alle mura.

pluteo: scudo o mantelletta semicilindrica leggera, montata su ruote, utilizzata come protezione di piccoli nuclei di guastatori avanzanti verso il muro difeso.

polvere da sparo: mistura esplosiva di salnitro, carbone e zolfo utilizzata come propellente per le armi da fuoco e come esplosivo per le mine. La sua comparsa sui campi di battaglia, con il conseguente aumento della potenza distruttiva delle artiglierie, comportò una completa rivoluzione della tecnica fortificatoria.

ponte fortificato: ponte generalmente munito di una o più torri od altri elementi di difesa o di controllo de passaggio.

ponte levatoio: ponte mobile ideato per garantire maggiore sicurezza all’accesso di una fortificazione. Incernierato in basso, veniva sollevato in posizione verticale con un sistema di travi, detti bolzoni (v.), impedendo il passaggio nel fossato e mascherando il portone vero e proprio. I meccanismi di sollevamento erano di vario tipo, in funzione della sicurezza e dalla comodità che garantivano.

ponte volante: passerella lanciata dalle torri d’assedio (v.) verso le mura; veniva così chiamato anche quello che, consistente in una semplice tavola, collegava alcuni settori interni del camminamento di ronda, o questo col mastio o con torri periferiche. Per la sua limitata consistenza, poteva essere rimosso agevolmente, interrompendo così le comunicazioni interne del castello.

porta fortificata: varco d’ingresso di una città murata, di una fortezza, di un castello o di una costruzione fortificata, protetto in varie maniere; con torri fiancheggianti, o con una torre soprastante, o con altri accorgimenti (rivellini, cortili d’arme).

porta segreta: piccola porta ben dissimulata che permetteva di uscire ed entrare segretamente in una fortificazione, ed eventualmente ricevere soccorsi. Generalmente era aperta nel fossato, e solamente in rari casi era praticata sopra il livello del suolo.

portata: v. gittata.

portone: chiusura di una porta fortificata a uno o due battenti costruito con robuste tavole di legno (alle volte con fasciame o rivestimento in ferro), ruotanti verticalmente su perni entro anelli o incavi di pietra, più tardi sostituiti da gangheri in ferro (di cui uno centrale rovescio per impedirne lo scardinamento).

presidiare: occupare con la truppa un luogo o una fortezza.

presidio: l’insieme dei soldati posti a guardia o a difesa di un luogo (anche non fortificato); il distaccamento che presidiava un luogo fortificato prendeva il nome di guarnigione.

principato (o signoria): istituzione politica che segnò un’evoluzione rispetto a quella feudale, dando vita, secondo i luoghi e i tempi, a nuove realizzazioni difensive, basate su diversi criteri castellologici, tra le quale caratteristico il castello urbano.

profilato: si indica in tal modo tutto ciò che è al riparo del tiro avversario, in quanto riparato da una trincea, una fortificazione o una muraglia; v. anche defilato.

protegisma: nome greco talvolta ancora impiegato per indicare l’antemurale (v.) di una fortificazione.

puntone: torre sporgente dal filo delle mura, generalmente a pianta pentagonale; segnò così frequentemente un’opera di transizione tra la torre e il baluardo. Nel XV secolo assunse già i caratteri che sarebbero poi stati tipici del bastione (v.).

pusterla: dal tardo latino “pusterola”, diminutivo di porta. Si trattava di una apertura pedonale praticata lungo le mura di un castello o di una città o a fianco del ponte levatoio carraio. In questo caso anche la p. era munita di un ponte levatoio di dimensioni adeguate e azionato da un solo bolzone con forcola.


Q

quadrello: piccola freccia con estremità munita di quattro punte, generalmente scagliata da una balestra.


R

radente: tiro teso effettuato, per quanto possibile, a livello del piano terra o a filo di una cortina.

ramparo: francesismo che indica l’altezza della massa coprente di un’opera fortificata, cioè del terreno compreso tra la quota del cortile interno della fortificazione e il piede della scarpatura del fossato.

recinto: sinonimo di mura e di cinta (v.).

redentone = redondone: robusto cordolo nelle mura bastionate, che aveva la funzione di impedire o smorzare i rimbalzi dei proiettili di artiglieria; talora era ripetuto a varie altezze. Viene generalmente dato lo stesso nome anche al profilo a sezione torica (cioè circolare o semicircolare) che generalmente separa la parte dritta di una cortina dalla parte inclinata costituente la scarpa e che ha lo scopo di mascherare le irregolarità derivanti dall’unione di due superficie murarie inclinate.

ricetto: 1) bassa corte di un castello, in cui trovavano rifugio gli abitanti della campagna e i loro beni in caso di pericolo; 2) gruppo di case, anche cinto di torri e di mura, nel quale trovava rifugio la popolazione della campagna; 3) nel territorio piemontese il termine assume un significato particolare, indicando un diffuso tipo di fortificazione comunitaria, generalmente non abitata in permanenza ma solo in caso di pericolo, ottenuta racchiudendo con un recinto fortificato un insieme di case temporanee – cellule – costruite secondo uno schema unitario e disposte secondo un piano urbanistico anch’esso unitario).

ridotto: piccola fortificazione o piazzaforte nella quale si riunivano i combattenti per un’estrema difesa contro un nemico dilagante; talvolta usata, in epoca barocca, come sinonimo di cittadella.

rivellino: 1) robusta opera fortificata addizionale d’età medievale, solitamente con pianta quadrata o a rettangolo o a semicerchio, anteposta a una porta e dotato spesso di fossato proprio. Era generalmente collegato alle fortificazioni retrostanti con un ponte levatoio; 2) opera esterna avanzata tipica dell’architettura bastionata, con pianta a V o a semicerchio, costruita al di fuori della cinta di quelle principali per coprire punti deboli o esposti; il collegamento con la piazzaforte era garantito da cunicoli sotterranei.

rivestimento: superficie di muratura o di terra con cui si ricoprivano le facce esterne delle fortificazioni, per attenuare la forza di penetrazione dei proiettili avversari. Il termine indica anche una superficie di materiale duro e regolare (mattoni, pietra) posta a proteggere e nascondere la superficie ruvida delle murature interne della fortificazione, spesso realizzate a sacco: in questo caso è più corretto il termine paramento.

rocca: edificio fortificato presidiato da armati e senza funzione residenziale, tipico dell’architettura militare dell’età di transizione, nella seconda metà del Quattrocento.

roccaforte: termine di uso più recente di rocca, usato solitamente per indicare una intera città fortificata.

rocchetta: piccolo forte in luogo elevato.

rondella: torre bassa e tonda, con murature di grosso spessore, generalmente collocata in posizione angolare; è tipologicamente un precedente del bastione: venne infatti usata spesso nel Quattrocento al posto delle alte torri a pianta quadrata, troppo fragili per resistere ai colpi di cannone.

rondello: v. camminamento di ronda.


S

saetta: proiettile lanciato dalle balestre, corrispondente alla freccia che veniva lanciata con l’arco.

saettiera: feritoia particolarmente idonea per l’uso delle balestre e, quindi, per scagliare saette dal coperto.

sala d’armi: stanza per il deposito, e talvolta per l’esercitazione al maneggio, delle armi.

sala d’onore, sala di giustizia: in genere la sala maggiore del castello, usata dal signore nelle grandi occasioni, per i ricevimenti, per amministrare la giustizia.

saliente: linea difensiva che si spinge ad angolo verso il nemico. Il bastione, a punta, ha un “saliente” lungo la propria linea capitale.

salnitro: combinazione di acido nitrico e potassio: era il principale ingrediente della polvere da sparo.

salsiccia: era chiamato così il lungo sacco riempito di polvere da sparo che innescava l’esplosione della camera della mina, funzionando come una miccia.

sambuca: macchina da guerra consistente in un ponte levatoio mobile ed elevabile, in maniera da consentire un facile arrembaggio al cammino di ronda avversario.

saracena, torre: tipico soprannome delle torri di avvistamento e presidio anticorsaro delle coste italiane, soprattutto nelle regioni meridionali. V. anche martello (torre).

saracinesca: porta o cancello di legno o di ferro collocato all’ingresso del castello o della fortificazione, in sostituzione, o più spesso in aggiunta, del portone a battenti. Scendeva a caduta lungo apposite scanalature, e consentiva di bloccare rapidamente eventuali infiltrazioni nemiche; la sua struttura metallica a grata e l’incasso ai lati nella muratura la rendevano assai resistente allo sfondamento. Veniva spesso usata anche per interrompere percorsi interni alla fortificazione e per chiudere la piazza d’armi (v.) posta a difesa dell’ingresso.

scala: elemento architettonico di fondamentale importanza nei castelli e nelle fortificazioni. Fisse e mobili, ricavate nello spessore delle mura o in aggetto, in galleria o a cielo aperto, consentivano lo spostamento rapido tra le varie quote dell’edificio. Costruite inizialmente con criteri di rigida funzionalità; obbedirono successivamente anche a criteri estetici e di rappresentanza (scaloni).

scarpa: 1) parete del fossato lungo la cinta muraria; 2) caratteristica inclinazione verso l’esterno della base delle mura, attuata per irrobustirle e annullare gli eventuali angoli morti antistanti che potevano ostacolare la difesa piombante, per impedire l’avvicinarsi di torri mobili e per neutralizzare, aumentando la base di appoggio della muratura, il pericolo di mine.

scarpatura: adozione della scarpa (v.).

scolta: il termine indica, in senso proprio, un reparto in avanscoperta o in avanguardia; ma, in architettura, designa una e torre avanzata e generalmente isolata, con funzioni di avvistamento o segnalazione, come avamposto (v.).

scorpione: macchina da guerra con cui venivano lanciati simultaneamente più dardi. In seguito fu detta manubalista.

scuderia: edificio predisposto per alloggiare i cavalli. Costituisce un importante complemento della struttura castellana feudale, nata intorno alla nuova figura di combattente costituita dal cavaliere pesantemente corazzato.

segreta: così era chiamata la galleria di controscarpa, dalle cui feritoie completamente defilate alla vista si poteva prendere a rovescio il nemico sceso nel fossato.

sito: luogo che per la sua ubicazione topografica e importanza militare giustifica la costruzione di un’opera fortificata.

spacciafosso: bocca da fuoco particolarmente idonea a colpire nemici penetrati nel fossato.

spalto: terrapieno inclinato verso il nemico, a protezione della strada coperta che correva tutt’intorno alla controscarpa del fossato e che costituiva la prima linea di difesa di una fortificazione bastionata; era intervallato da piazze d’armi per radunare i difensori in previsioni di eventuali sortite e sagomato in pianta a dente di sega garantire un buon fuoco d’infilata sul nemico avanzante. I difensori schierati lungo la strada coperta, in cima allo spalto, potevano tirare con fuoco radente contro il nemico risalente lo spalto. Si ebbero anche fortificazioni con doppio spalto.

sperone: opere architettoniche che presentano un angolo tagliente verso la campagna.

sportello: piccola porta lungo le mura che consentiva il passaggio di un pedone alla volta; più piccolo della pusterla (v.).

sporto: sinonimo di beccatello (v.).

stanga: robusta trave di legno, che posta orizzontalmente contro il battente o i battenti e con le estremità inserite nelle apposite sedi situate sugli stipiti o aperte nel muro, sbarrava dall’interno il portone d’ingresso, conferendogli resistenza contro i colpi di ariete.

strada coperta: passaggio dallo spalto (v.) alla controscarpa (v.). Spesso era raddoppiato da una galleria segreta (v.) destinata a prendere alle spalle il nemico che fosse stato capace di scendere nel fossato.

strale: freccia con punta semplice, senza rientri, ma acutissima; particolarmente adatta per forare armature.

strategia: inizialmente per strategia si intendeva l’arte di marciare e di situarsi in posizione; ma il termine ha acquistato, col tempo, un significato molto più vasto, venendo a indicare l’insieme di ragionamenti che definiscono perché si combatte, quali scopi si vogliono ottenere con la propria azione, e quali sono le linee direttive a cui si decide di ispirare il proprio comportamento.


T

tattica: branca dell’arte militare che studia e risolve operazioni di pratica attuazione sul terreno, dando attuazione ai principi strategici e alle esigenze logistiche. Un tempo, la tattica era la più importante delle branche dell’arte militare in quanto era “l’arte di schierarsi in battaglia con le diverse evoluzioni necessarie allo scopo”.

tenaglia: opera difensiva costituita da facce che formano un angolo convesso. Nel fronte bastionato consisteva di un antemurale (v.) basso, che aveva generalmente il compito di rafforzare la difesa del fossato o di coprire una pusterla. La tenaglia poteva avere vari andamenti planimetrici, più o meno complessi: esistevano così tenaglie semplici, composte, doppie, spezzate.

terebra: antica macchina da assedio che, invece di un ariete, aveva installata un’asta con azione a succhiello in luogo della più comune azione a percossa.

terra murata: termine diffuso in alcune regioni italiane per indicare una città comunale cinta di mura, quasi sempre con torri e fossato; sinonimo di città murata.

terraggio: sinonimo di caminada (v.) e anche di terrapieno (v.).

terraglio: antica denominazione del terrapieno.

terrapieno o terraglio o terraggio: 1) difesa muraria primitiva consistente in una muraglione di terra, spesso ricavato dal ribaltamento verso l’interno del terreno di scavo del fossato, talvolta rafforzato con una palizzata; 2) struttura in elevazione fatta di terra battuta, spesso incamiciata, sulla quale venivano messe in postazione armi pesanti. Poteva avere due piani: la parte bassa, più riparata, serviva per riservetta e per i collegamenti con il resto della fortezza.

terrazzani: gli abitanti e difensori di una terra murata.

testuggine: antica macchina da guerra che si usava per riempire i fossati, assolvendo in pratica le funzioni delle attuali ruspe. Era anche un congegno che sfruttava la polvere da sparo per sfondare porte o steccati.

tiro: atto con cui, a mano o con un congegno meccanico (arma da fuoco), viene lanciato un proiettile. A seconda della traiettoria il tiro può essere teso, curvo o semicurvo. Secondo il modo con cui il colpo raggiunge (o manca) il bersaglio il tiro può essere corto, lungo oppure di striscio o di rimbalzo. Il tipo di tiro praticato dagli attaccanti e dai difensori condiziona la forma e le strutture della fortificazione.

tollenone: antica arma d’assalto; v. altaleno.

topografia: scienza che studia la conformazione del terreno, rappresentandolo in carte topografiche, a piccolo denominatore, che considerano cioè un tratto di terreno abbastanza limitato. Questo tipo di rappresentazione è indispensabile sia per la scelta del sito più idoneo alla costruzione delle fortificazioni, sia per progettare l’attacco alle fortificazioni stesse.

torpiglia: congegno che sfruttava la polvere da sparo per recare danno a barche o natanti. Deriverà da questo termine quello di torpedo o torpedine.

torre d’assedio: torre mobile, in legno, che veniva spinta fin sotto le mura, per batterle con il tiro di arcieri o balestrieri e per potervi lanciare ponti volanti, con cui penetrare nel castello o rocca; v. anche elepoli.

torre maestra: v. mastio.

torre: fortificazione dalla tradizione millenaria, eretta in funzione di vedetta e segnalazione, oppure come abitazione di un guerriero, infine spesso come elemento integrante di un castello per rafforzare e difendere le mura o per difendere l’ingresso. Può avere pianta quadrilatera, circolare, poligonale, semicircolare, semicircolare allungata, con pareti verticali parallele e aperte sul retro: raramente furono costruite con sperone a becco o a mandorla. Vi si installavano armi difensive di ogni tipo, dalla balista alla catapulta; dall’alto della torre si praticava, sfruttando l’altezza, un’efficace difesa piombante; le pareti e il coronamento erano quasi sempre munite di saettiere, balestriere o feritoie. Un tipo particolare, quasi esclusivamente italiano, è la torre urbana, tipica delle città medievali.

torriero o torrigiano: guardiano o capoguardia preposto alla vedetta o alla difesa di una torre.

torrione: grossa e alta torre, innalzata a difesa di un ingresso o come torre angolare.

trabocchetto: sportello ricavato su una superficie di calpestio, che si apriva camminandovi sopra, facendo cadere chi vi capitava in una fossa dove poteva essere catturato o ucciso. Era posto di solito all’entrata o lungo i percorsi obbligati interni del castello.

trabocco: macchina militare con cui si lanciavano grossi massi al di là delle mura.

traditora: batteria defilata in maniera che non fosse visibile per chiunque assalisse le difese lungo la linea magistrale e che si trovava sottoposta al suo fuoco all’improvviso e senza riparo.

traversa: costruzione, per lo più in terra, che sbarrava i tratti rettilinei di una strada coperta o di una trincea, così che questi non potessero essere presi di infilata dal tiro nemico.

traversone: muro, talvolta munito di cateratta, con cui si regolava il livello delle acque del fossato.

trincea: apprestamento difensivo consistente in una fossa munita di un rudimentale parapetto o di un muraglione costituito da sacchetti, fascine, gabbioni. Veniva costruita per avvicinarsi al coperto a una fortificazione e aveva tracciato non rettilineo, per impedire tiri di infilata. Divenne sempre più importante man manco che si faceva più distruttiva l’azione delle armi da fuoco, contro la quale la trincea era quasi l’unica protezione efficiente.

troia: torre mobile per l’assedio, munita di mangani sovrapposti (per solito tre).

troniera: sinonimo di cannoniera (v.).


U

uscita secondaria o di sicurezza o di soccorso: piccola porta, sovente mascherata, usata per mantenere le comunicazioni con l’esterno durante gli assedi e per assicurare improvvise sortite verso il nemico.


V

vallo: letteralmente, era il terrapieno sormontato da staccionata e protetto talvolta da un fossato che veniva eretto intorno agli accampamenti romani; ma fin dall’antichità assunse il più ampio significato, ancor oggi valido, di linea difensiva o fortificata: dal vallo di Adriano al moderno vallo Atlantico.

vassallaggio: rapporto di dipendenza tra chi concedeva un feudo e chi lo riceveva che stava alla base della gerarchia della società feudale. Coinvolgeva spesso le fortificazioni, su cui i re e i grandi sovrani si riservavano, almeno nominalmente, l’esclusivo diritto di concessione e di costruzione “potestas ædificandi”).

vedetta: sentinella posta a guardia e, per estensione, la guardiola nella quale stava.

ventiera: elemento rotante fatto di assi o di ferro e posto fra merlo e merlo, a chiusura del vano intermedio e a protezione dell’arciere in esso situato. Veniva aperta a compasso verso l’alto solo al momento del tiro.

verricello: congegno consistente in un cilindro di legno con manici a leva, col quale si sollevano grossi pesi, in particolare i ponti levatoi e le saracinesche del castello.

verruche: sperone roccioso dalla superficie corrugata, il cui nome ha finito per essere usato genericamente per indicare castelli o rocche costruiti in tali posizioni.

vescovo conte (analogamente, principe vescovo): in un certo periodo storico, e particolarmente in Italia, i prelati investiti di poteri civili costituirono un importante anello della gerarchia feudale e furono autori di alcune tra le prime e più poderose fortificazioni italiane, soprattutto dell’Italia settentrionale.

vigna o vinea: antica arma di assedio costituita da: una galleria mobile sotto il cui riparo ci si avvicinava alle mura dei castelli o delle fortificazioni.


Z

zatterone: raddoppio del basamento delle mura, attuato per impedire l’avvicinamento alle macchine d’assedio. Era in muratura o, più spesso, in terra.


I termini di questo glossario sono stati elaborati da Flavio Conti sulla base delle definizioni tratti da G. CACIAGLI, Il castello in Italia, Firenze, Giorgio Gambi editore, 1979 e da I. HOGG, Storia delle Fortificazioni, ed. it. a cura di F. CONTI, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1982.
Il glossario è stato poi elaborato e arricchito dal prof. arch. Domenico Taddei, del Consiglio Scientifico dell’Istituto Italiano dei Castelli, per un analogo “Quaderno” della Sezione Toscana.